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Indagine tra gli operatori

da a.cortellessa
73 letture Il Salone del Camper a Parma dove si è svolta l'inchiesta/indagine di Girare Liberi tra gli operatori di settore

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Per sgombrare il campo a dubbi e polemiche una doverosa premessa prima di cominciare: questo piccolo sondaggio, realizzato da Girare Liberi al Salone del Camper 2021 tra gli operatori di settore non vuole (e non può) avere una valenza scientifica e statistica. Piuttosto, voleva essere una sorta di “chiacchierata” collettiva sullo stato del settore. I media generalisti e tanti siti internet che si occupano di tutt’altro stanno dipingendo da un paio d’anni i camper – non senza evidenti lacune, errori grossolani e distorsioni buone per titoloni ad effetto per cavalcare l’onda – come la panacea per un turismo libero e sicuro, lontano dai problemi della pandemia: che in buona parte sia vero, noi di GirareLiberi lo diciamo da tempo così come i colleghi esperti dell’editoria specializzata. Tutto questo ha generato una positiva spinta all’acquisto dei camper anche da tanti che fino a due anni fa neanche prendevano in considerazione questa forma di vacanza, con una crescita del mercato forte, a tratti impetuosa, tanto che oggi si parla più di problemi di consegne che di vendite …!

I prezzi, come le leggi di mercato insegnano dall’ABC, hanno cominciato a salire vista la scarsità di prodotto e la richiesta alta. Tutto bene? Non proprio: teoricamente chi vende camper dovrebbe ora fare affari d’oro, zero sconti e marginalità al massimo. Ma è davvero così? No, purtroppo, la penuria di camper (e di tanti accessori) sta penalizzando molti operatori, specie le strutture organizzate per vendere un certo quantitativo che oggi riescono a vendere magari solo la metà per indisponibilità di prodotto: i costi fissi restano praticamente gli stessi a meno di non licenziare personale, che spesso è come qualcuno di famiglia, e le vendite a prezzi migliori non compensano i numeri ridotti. Nella nostra inchiesta abbiamo analizzato con domande mirate anche quanto pesi la sempre più onnipresente rete web, con le sue dinamiche e con gli asfissianti social, che coinvolge oramai le nostre vite in ogni aspetto, sulle pratiche commerciali di vendita. Sono opportunità o limiti? O magari entrambi gli aspetti? Questo ed altro abbiamo chiesto agli operatori che si sono gentilmente prestati a rispondere alle nostre domande, poste con garbo da una nostra collaboratrice al salone. Ricordiamo, prima di iniziare la lettura, che molte delle domande poste prevedevano possibili risposte multiple, pertanto è facile che in vari casi le percentuali sommate superino il 100% ovviamente.

Iniziando dal ruolo di chi ci ha risposto, la maggioranza, il 40% circa, era formato da venditori (ce ne sono tanti presso gli stand di Parma), seguita da riparatori e noleggiatori (circa 16% entrambe le categorie) poi dai titolari di aziende (negozianti o distributori/produttori) per circa il 12%, rivenditori di accessori per il 3%, poi con percentuali minori un po’ tutti ruoli, dal meccanico al web manager, dal grafico all’impiegato.

Riguardo alle macro aree geografiche di chi ci ha risposto, il 65% era del Nord Italia, il 25% del centro e circa il 10% del Sud, frazionamento che rispecchia appieno la distribuzione sul territorio italiano del mercato del camper.

Le aziende (produttori, distributori, negozianti, officine) che ci hanno risposto invece, riguardo al numero di addetti/soci dell’impresa sono molto variabili, dal singolo rivenditore, all’addetto vendite di un grande gruppo con 700 persone occupate, ma la media prevalente si è attestata in un range che va dai 6 ai 20 addetti, a testimonianza che il nocciolo duro (diciamo che era abbastanza normale aspettarselo data la composizione degli stand a Parma con i tanti concessionari) era formato da rivenditori e negozianti. L’opinione generale di questi operatori sul settore era ottimista per 84%, pessimista per il 16%; un segnale incoraggiante!

Siamo passati poi ad analizzare il rapporto di questi operatori con i clienti, ed è emerso che:
-la stragrande maggioranza (85%, con votazioni da 7 a 10 su una scala da 1 a 10) si ritiene capace di soddisfare i bisogni della propria clientela;
-con percentuali simili (86%, sempre con voti da 7 a 10) si sono espressi disponibili ad adeguare i propri strumenti per migliorare la redditività di impresa;
-più variegate le risposte alla domanda del rapporto con i fornitori: il 60% si ritiene abbastanza soddisfatto, il 21,4% sufficientemente, il 10% molto e solo l’8,6% per niente.

Passando ad aspetti associativi o consortili, il 51,7% aderisce ad enti o associazioni di settore, mentre il restante 48,3% non è associato ad alcun ente. Tra gli associati, la stragrande maggioranza (90%) aderisce ad enti di categoria, il restante 10% ad associazioni locali. Tra le associazioni conosciute, domanda successiva, la parte del leone la fa l’Assocamp (79%), seguita dal 23% della Confedercampeggio, il 17,5% l’Unione Club Amici, 15% dell’APC e via via altre.

Tra le motivazioni che spingono ad associarsi ad un qualche ente o associazione di categoria, il 42% ha dichiarato di farlo per ricevere sconti e convenzioni, visibilità (37%), formazione ed aggiornamento (22%); pochi invece quelli che sperano in maggiore clientela o servizi legali (circa l’8% entrambe), percentuali minori altre causali come la solidarietà e più di uno non ha saputo/voluto rispondere.

Venendo all’aspetto davvero molto importante della gestione aziendale, il 50% degli intervistati partecipa a corsi di formazione a pagamento, il 36% a quelli gratuiti mentre il 41% non frequenta corsi di aggiornamento (le percentuali sono ovviamente superiori a 100 perché era possibile rispondere ad entrambe le due opzioni). I tipi di corsi frequentati (anche qui possibili risposte multiple) sono per il 78% tecnici, 40,5% per normative, 31% vendite e marketing; spunta anche un 12+12% che seguono sia corsi di informatica che di lingue estere. A proposito di corsi, i tanto diffusi webinar (i corsi online, ndr) sono poco graditi dalla maggioranza degli intervistati con il 50,7%, mentre il restante 49,7 vi partecipa.

Le nostre domande hanno poi voluto analizzare il delicato argomento della promozione/pubblicità con cui le aziende e i rivenditori comunicano al mercato.
La stragrande maggioranza ha dichiarato di parlare al suo mercato di riferimento direttamente attraverso internet (71% sito web, 87% post sui social, 28% pubblicità su Google), mentre attraverso la mediazione di organi di stampa le percentuali si riducono (circa 15% su stampa locale, 14% attraverso magazine online, 7% su stampa cartacea nazionale). Resta invece piuttosto elevata la percentuale (33%) di chi utilizza comunque fiere e manifestazioni anche locali per rapportarsi con la clientela. Una percentuale significativa (quasi il 10%) utilizza comunque anche eventi periodici sul punto vendita.

Venendo alle spese per pubblicità e comunicazione le tre fasce di costi annuali che avevamo indicato (0-2.000 / 2-5.000 / oltre 5.000 euro) sono abbastanza equamente divise con, rispettivamente, il 38,2%, il 35,3% e il 29,4%. (da segnalare che a questa domanda circa la metà degli intervistati ha preferito non rispondere o non conosceva tale importo non occupandosene direttamente)

Gli argomenti oggetto della comunicazione pubblicitaria, e qui riscontriamo che appunto per la maggioranza hanno risposto addetti alle vendite o concessionari, vertono soprattutto sull’ubicazione dell’esercizio (86%), le specificità dell’azienda (69%), le offerte speciali (57%).
Il 96% degli intervistati ha un sito aziendale, collegato per l’88% alla pagina Facebook, a testimonianza dell’importanza che oggi rivestono il web e i social: fanno capo al sito per il 100% l’indirizzo mail della ditta, per il 28% quello delle vendite e per il 20% circa quello relativo all’assistenza. Minore la percentuale di operatori che dispone di un canale Youtube, il 46 %, contro l’onnipresente pagina Facebook.
Il mantenimento e gli aggiornamenti dell’area web/social è fatto in autonomia dal 63,2% degli addetti, mentre il 36,8% si affida ad una agenzia.
Il 75% ha un’area e-commerce, contro il 25% di chi non ne dispone, e prevede per il 53% di effettuare vendite online nel futuro; il 96% non prevede a breve di dotarsi di supporti automatizzati (risponditori, generatori di liste e simili) per gestire il traffico che proviene dal web.

Passando ad aspetti più specifici del web, il 98% conosce la piattaforma Instagram, e di questa percentuale il 71% la usa regolarmente. Quasi il 79% conosce Google Maps e ne usa i feedback. Il 71,4% degli intervistati crede che il web e i social influenzino le scelte dei clienti in generale.

Si conclude qui questa breve inchiesta di Girare Liberi; pur senza avere nessuna pretesa di scientificità e di valore statistico essendo il campione degli intervistati non scelto con criteri tecnici ma casuali tra gli operatori al salone del Camper a Parma durante il suo svolgimento, c’è da dire che qualche informazione in più sul mercato e soprattutto sulla valenza di web e social ce la trasmette. Una sintesi da cui trarre alcune riflessioni e qualche spunto per indirizzare le proprie scelte pratiche come operatori del settore.

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