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Il desiderio di evadere dalle “gabbie”

da Daniele Ceccotti
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Questo magazine ha l’ambizione di offrire riflessioni collaterali ai tanti contenuti e articoli di divulgazione sul turismo lento. In questo sito puoi leggere di luoghi, mete e suggerimenti tecnici e pratici sulla utilità del viaggiare per evasione, per relax, per godere – in breve – del proprio tempo libero.
Più che tempo libero, per noi vale il termine di tempo “liberato” dagli impegni del lavoro, della routine, degli obblighi che costellano la nostra vita attiva.

In queste righe ci piace soffermarci sulla parola libertà quando la si intenda come evasione da vincoli più reconditi e intimi: le cosiddette gabbie mentali.

Questi impedimenti al nostro desiderio di evasione albergano nella nostra coscienza a più livelli: da quello fisico, fino a quello spirituale.

Tra i tanti livelli, la letteratura socio psicologica ne annovera i seguenti:

– livello ambientale. E’ l’edificio o luogo più ridotto che rappresenta la limitazione della propria libertà;
– livello del corpo fisico. Il nostro corpo può essere un vincolo o anche un limite; pensiamo a impedimenti o malattie;
– livello comportamentale: il non riuscire a fare può diventare una prigione. Non trovare il tempo per se stessi, per esempio, il vivere in tempi ridottissimi e stratificati di impegni e la sofferenza che questo stato genera è una “gabbia” che la modernità ha perfino elevato a rango di malattia.
– livello emozionale: sono le sofferenze sopite, che non lasciamo emergere e che costituiscono uno sfondo costante di ogni nostra esperienza. Esse limitano di fatto la nostra libertà.

Giova esemplificare il concetto di “gabbie mentali” ricorrendo ad esempi o racconti spesso usati nelle arti e nella letteratura.

La prima riguarda il noto affresco della Cappella Sistina: la Creazione di Adamo in cui si vede l’immagine di Dio che estende il suo indice verso la mano di Adamo.
Il primo Uomo rimane passivo con il suo indice leggermente ricurvo: una poderosa metafora di come la nostra libertà possa essere molto vicina e dipendere da un piccolo sforzo che possiamo fare, sforzo dal quale ci asteniamo …

La seconda immagine, meno artistica e più fiabesca, è quella che descrive Gulliver che giunge sull’isola di Lilliput e si addormenta sulla spiaggia. Lì viene legato e assicurato al terreno dai Lillipuziani, minuscoli uomini alti pochi centimetri. Quando il viaggiatore errante, un gigante rispetto ai lillipuziani, si sveglia e si muove le numerose costrizioni si dimostrano inefficaci nel vincolarlo al terreno; sono lacci facili da superare. Anche questa metafora rammenta che alcune limitazioni (gabbie mentali) esistano solo finché rimaniamo immersi nel sonno, oggi un sopore sociale e interiore. Molti altri esempi e racconti fanno leva sul tema delle “gabbie mentali”, pane quotidiano di terapeuti e trend topic nei gruppi a matrice olistica sia spirituali che laici.

Dal nostro punto di vista, quale organo di divulgazione del turismo lento, del camperismo e del muoversi in autonomia, ci limitiamo ad avvalorare quanto proprio il viaggiare abbia una forte connotazione terapeutica.
E difendiamo con forza il senso di libertà che solo il viaggiare in autonomia possa rinfrancare e consentire il vero rilassamento.
Non è eresia affermare che il viaggio confezionato e – peggio – il pacchetto vacanza, la crociera o il tour organizzato siano circostanze di “consumo del tempo” da rifuggire in tutte le situazioni possibili: l’individuo ha bisogno di spazio fisico, mentale e temporale.
Diversamente percepisce “gabbia” ogni limitazione alla propria libertà interiore.
Il girare liberi è un toccasana per ognuno. Una attività semplice, alla portata di tutti, che può aiutare a misurare e valorizzare il proprio tempo, quel tempo che riusciamo faticosamente a “liberare” dai labirinti e dalle tensioni quotidiane.

Foto: cortesia Dreamer – ojl photo

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