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Raccontare i viaggi in camper?

da a.cortellessa
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Sono una mamma appassionata di social e vorrei raccontare delle nostre vacanze in camper. Vedo che sul mio profilo amici e conoscenti mi seguono con una certa assiduità, pensavo di poterne fare un lavoro ora che ho più tempo libero dato che i figli sono ormai cresciuti e non vengono più con noi in vacanza. C’è una indicazione da seguire per riuscire in questo? Carla – Ancona

Carissima Carla, i social hanno aperto delle possibilità inaspettate in materia a molti di noi appassionati in qualche modo di giornalismo: in particolare chi ha piacere, capacità e voglia, trova nei social l’opportunità di farsi notare e – chissà – magari un domani farne un lavoro che permetta di guadagnare qualcosa. Con molti però purtroppo: il fatto che oggi sia più facile l’accesso alla comunicazione di massa, senza dover passare per redazioni, direttori ed editori di giornali, ha facilitato il compito ma ha anche abbassato moltissimo la soglia di difficoltà ad “entrare”, per cui chiunque sia in grado di tenete in mano un cellulare, computer o tablet ha la teorica possibilità di scrivere ed informare il mondo delle sue gesta. Questo fatto comporta da una parte che la concorrenza sia enorme e spietata – ognuno vorrebbe il suo posto al sole sui social per farlo fruttare in qualche modo – dall’altra che oggi più che mai la qualità faccia da discriminante nei racconti dove ci sia da sintetizzare con buoni testi, agili e ben scritti, che descrivano ma incuriosiscano anche e portino il lettore a voler leggere fino in fondo, senza scivolare in pesanti “polpettoni” redatti come relazioni di servizio che descrivono il viaggio come un elenco di luoghi visti o cose fatte. Soprattutto i testi devono trasmettere emozioni o viceversa dare ottime informazioni pratiche replicabili ed utili a chi legge, meglio ancora tutti e due gli aspetti insieme. Che poi sui social imperi la bassa (bassissima) qualità di quello che viene scritto, poco interessante, sgrammaticato o senza un filo logico, corredato da una valanga di foto inutili, bruttine (o peggio indecenti) e banali – applaudite dagli amici di Facebook di turno come “bellissime” o “meravigliose” – che ci travolge è purtroppo un dato di fatto contro cui possiamo far veramente poco, visto lo strapotere dei social e la brama di farsi notare in questo magma digitale. Le persone si affannano a cercare il loro “quarto d’ora di celebrità” di Warhol (iana) memoria (secondo la visionaria e celeberrima frase pronunciata dal padre della pop art nel preistorico 1968, quando a malapena avevamo il telefono con il filo appeso al muro), abbassando la qualità a livelli rozzi e grossolani pur di avere un like in più. Noi di Girare Liberi siamo ancora convinti che la qualità nel lungo periodo paghi; certo è molto molto difficile farsi notare nel lungo periodo se l’audience è anestetizzata da un modo dilagante e imperante di comunicare senza un minimo di approfondimento, ma le consigliamo di provarci facendo però prima un bell’esame di coscienza e accettando eventuali critiche sui propri scritti per cercare di migliorare. Sapendo che la strada sarà lunga e molto molto difficile prima di riuscire a trarne una qualche soddisfazione, specie economica. A tal proposito la invitiamo a leggere un nostro articolo sull’argomento https://www.girareliberi.it/raccontare-sui-social-i-luoghi-visitati-in-modo-interessante/ . Inoltre, ci fa piacere segnalare tra i nostri collaboratori alcune persone (tra cui due blogger) che hanno fatto della passione dei viaggi un impegno strutturato, con ottimi testi e racconti di viaggio dettagliati ed interessanti di cui le segnaliamo qualche esempio da cui trarre spunto.
https://www.girareliberi.it/mamma-mi-compri-una-liquirizia/
https://www.girareliberi.it/pont-du-gard-lacquedotto-romano-piu-grande/
https://www.girareliberi.it/11211/

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