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Camperisti al bivio

da Serena Fiorentino
48 letture tempo di lettura 3 minuti Marina di Felloniche - Castrignano del Capo - Lecce

“La gente di un posto mica si orienta con le mappe. Si orienta con le storie.” (Wu Ming 2 per la guida non turistica di Ussita. Monti Sibillini)

Spesso viaggiando in camper ci si ritrova a dover fare i conti con stereotipi ed etichette di vario genere: il camperista da sosta libera responsabile, il campeggiatore indisciplinato, il full timer squattrinato, il nostalgico dell’hotel a 5 stelle, l’hippy malamente evoluto e via discorrendo.
Poi magari ci si ferma un attimo a meditare sul tipo di turismo che effettivamente pratichiamo come camperisti e sul nostro impatto nell’economia del settore. Quali sono effettivamente le ricadute positive -ma anche negative- sul territorio e sulla vivibilità dello stesso causate dalla crescita dell’industria turistica a cui anche noi diamo la nostra consistente fetta di contributo? Quali i benefici e quali i danni dati dalla sempre crescente turistificazione dei territori?

In questo momento scrivo comodamente seduta al tavolo di un bar sulla spiaggia di Felloniche, in provincia di Lecce, nel cuore di un Salento alle prese con l’ennesima stagione estiva affollata di persone che parlano le lingue più disparate. Il rumore delle onde che si infrangono a riva è coperto dal suono di una pizzica (famoso ballo popolare pugliese, ndr) rivisitata in stile elettronico e suonata con un didgeridoo e da due tamburelli commerciali.
In questo momento scrivo da uno dei tanti luoghi dello stivale paesaggisticamente e culturalmente di gran pregio che però non hanno saputo o voluto resistere all’omologazione e all’affollamento.
E’ da questo tavolino con vista sulle file di ombrelloni che coprono la spiaggia, che mi chiedo quanto effettivamente la mia permanenza in questo luogo sia etica, saggia, consapevole e rispettosa. E’ da qui, 35 gradi all’ombra, che mi domando se ci siano ancora persone mosse a viaggiare non dal desiderio di collezionare cartoline perfette e selfie degni del più seguito degli influencer, ma da quello di integrarsi nell’ecosistema che stanno esplorando, persone che vivano il viaggio come un incontro e non semplicemente come il consumo di un bisogno.

il sorgere della luna visto dal camper

Il camperista è sicuramente un viaggiatore atipico, una lumachina che si trascina dietro il suo guscio e, come tale, può essere considerato un po’ alla stregua di un pellegrino, di un viandante. Il camperista può, a differenza di altre tipologie di turista, non limitare il viaggio al luogo di arrivo, ma vivere chilometro per chilometro tutto il tragitto. Un camperista può perdersi nei luoghi, riappropriarsi dei piccoli paesi, dei sentieri, delle campagne; un camperista può viaggiare lento nelle aree interne e fare del suo vagare un’esperienza attiva che non sia un ennesimo contributo alla disneyzzazione e alla globalizzazione delle tipicità, ma un incontro a misura d’uomo vivo e sincero con l’ambiente circostante e con la vita locale. Lontano dalle cartoline stereotipate ed artefatte di luoghi svuotati di significato, abbiamo ancora la possibilità di praticare un turismo che rivitalizzi i paesi con i panni stesi alle finestre e i bimbi che giocano nelle piazzette, dove non tutto è sempre lindo, illuminato ed organizzato e i mercati sopravvivono ancora ai mega centri commerciali. Possiamo ancora praticare con i nostri mezzi a quattro ruote un ritorno al territorio nella logica turistica di partecipazione sociale e di integrazione.

bancarella di dolciumi in un paesino del Sud Italia

Vogliamo quindi ancora arrenderci alla comodità dei tour preconfezionati a discapito degli incontri autentici che ci verrebbero garantiti da mete non turistiche ricche di spazio, salubrità, paesaggio, sobrietà, socialità e buon cibo?

Mi alzo dal tavolo del bar sulla spiaggia di Felloniche. Metto in moto il van e mi dirigo verso Giuliano di Lecce, frazione di Castrignano del Capo, con la voglia di sfuggire a borghi stereotipati, attrattive massificate, sentieri troppo battuti e nugoli di turisti. Cerco una meta dove, secondo la visione consumistica del turismo, non c’è niente! Cerco un paese che sia comunità, relazioni, equilibrio, per convincermi sempre più (se ancora ce ne fosse bisogno) che il turismo non è solo impresa, ma soprattutto territorio, socialità, incontro, relazioni.

“I paesi sono più belli quando li vai a trovare senza appuntamento.” (Gianluca Palma – La Scatola di Latta – Daìmon: a scuola per restare)

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