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Camelie in fiore al Castello di Miradolo

da a.cortellessa
55 letture camellia Duchesse Decazes

La Fondazione Cosso ha presentato il progetto di recupero, salvaguardia e riscoperta delle camelie, simbolo di eleganza e raffinatezza, con gli esemplari delle varietà più antiche e rare. Nel parco del Castello di Miradolo sono esposte, a partire dal 2 aprile prossimo, oltre 130 giovani esemplari di camelie propagate da piante vetuste appartenenti a due tra le collezioni di camelie più prestigiose d’Italia, provenienti dal giardino dell’ex Albergo Eden di Verbania Pallanza e dal Parco di Villa Durazzo Pallavicini di Genova Pegli. Le nuove cultivar si affiancano alle camelie ottocentesche introdotte dalla Contessa Sofia Cacherano di Bricherasio, ultima discendente della famiglia e proprietaria della dimora fino al 1950.
Il progetto ha preso il via nel 2019 con l’obiettivo di mantenere il maestoso patrimonio botanico formato per il 50% da esemplari unici in Italia, oltre alle piante madri decisamente vetuste, in alcuni casi a rischio estinzione. Nel 2020 è stato avviato lo studio e la caratterizzazione dei giovani esemplari introdotti nel Parco del Castello di Miradolo e di quelli già esistenti, da parte di un gruppo di esperti dell’Università degli Studi di Torino.
Sabato 2 aprile 2022 viene presentato ufficialmente il piano di recupero, tutela e valorizzazione del Camelieto realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino e la Società Italiana della Camelia di Verbania, con il contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo. Per tutto il mese di aprile sono in programma incontri didattici a tema e degustazioni di the (la camelia più coltivata al mondo è quella da the), occasioni di approfondimento e di promozione della cultura botanica e del paesaggio.

Camellia japonica Teresa Massini

La camelia
Al genere Camellia appartengono circa 320 specie botaniche, tutte originarie del Sud Est asiatico, da una vasta area che va dal Giappone alla Cina, fino al Vietnam. La più conosciuta in Europa è Camellia japonica, originaria del Giappone, quella più coltivata al mondo è la pianta da tè (Camellia sinensis), sulla quale si regge l’economia agricola di intere regioni geografiche. La camelia fu portata in Europa ad opera degli inglesi, che sul finire del ‘600 esplorarono le “Indie Orientali” alla ricerca di territori da scoprire e conquistare. Nella prima metà del XIX secolo, la camelia vide una diffusione massiccia nei giardini in tutta Europa, in luoghi particolarmente vocati alla loro coltivazione. Portogallo, Francia, Inghilterra, Spagna, Belgio e Italia furono, in quel periodo, fucine di nuove cultivar dai fiori sempre più grandi, doppi, variegati e sfumati, che ancora oggi popolano i giardini storici europei. In Italia si diffuse una vera e propria mania. In ogni giardino dell’800, aristocratico, borghese, così come in quelli meno pretenziosi, la presenza della camelia era d’obbligo. Incominciò l’epoca della “cameliomania” che portò il fiore ad assumere significati politici (“fiore del Risorgimento”) e letterari (“La Dama delle Camelie” e “La Traviata”). La prima persona, in ambito nazionale, che lesse la camelia come una pianta adatta all’esterno fu il torinese Luigi Colla. Alcune località italiane si distinsero per particolare vivacità nella conseguente attività vivaistica: Firenze e Lucca, Genova e il Tigullio, il lago Maggiore, Milano, Brescia, Roma, Napoli. Grazie alla possibilità di ottenere sempre nuove caratteristiche floreali, differenti per forma e colore, furono selezionate tantissime nuove varietà nominate e dedicate a personaggi illustri, luoghi, vicende storiche. Sul finire del secolo l’interesse per questo fiore si è affievolito fino quasi a scomparire. Solo a metà degli anni ’60 del Novecento, grazie ad alcuni esperti floricoltori della Società Italiana della Camelia, l’attenzione per questa pianta rinasce in un’ottica di tutela della biodiversità e alla fine degli anni ’90 l’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, con il sostegno del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali, avvia un articolato programma per il recupero del germoplasma locale sul cui solco si inserisce il progetto sviluppato a Miradolo.

Castello di Miradolo

Il Castello di Miradolo
Un affascinante esempio di architettura di gusto neogotico, sorge all’imbocco della Val Chisone, a 40 km circa da Torino. Residenza nobiliare appartenuta alle famiglie Massel di Caresana e Cacherano di Bricherasio fino al 1950, deve la sua attuale conformazione a Maria Elisabetta Ferrero della Marmora, che negli anni Venti dell’Ottocento interviene sulla facciata del Palazzo, fa realizzare la Citroniera e la Torre e trasforma il giardino all’italiana in un parco paesaggistico di oltre 6 ettari, riconosciuto oggi tra i giardini storici tutelati dalla Regione Piemonte, con esemplari unici per bellezza e importanza storica e botanica. Alla morte dell’ultima erede Sofia, nel 1950 il Castello passa per testamento a una congregazione religiosa che lo adibisce a casa per esercizi spirituali e residenza estiva per anziani, effettuando una serie di interventi non rispettosi dell’impianto originario e non coerenti con la storicità del luogo. Dagli anni ’90 la dimora viene abbandonata ad un lungo periodo di incuria fino al 2007, quando viene acquistata da un gruppo di privati, e affidata in gestione alla Fondazione Cosso che, con risorse totalmente private, lavora per restituire alla comunità del prezioso patrimonio storico, architettonico e naturalistico. Il Parco del Castello di Miradolo è un esempio di giardino all’inglese, in cui le linee sinuose dei contorni, le macchie arboree caratterizzate da una notevole varietà di tessiture, colori e forme, la presenza di piccoli corsi d’acqua, la traccia di un antico lago, sono segni inconfutabili dello stile romantico del Parco, organizzato intorno a un’imponente radura centrale. Negli oltre sei ettari di parco sono presenti alberi di diversa dimensione e pregio, con oltre una quarantina di esemplari di grande importanza storico-botanico, tra cui 5 alberi monumentali.

La Fondazione Cosso
Nata per volontà di Maria Luisa Cosso Eynard e della figlia Paola, la Fondazione ha sede nel Castello di Miradolo ed opera in ambiti diversi: arte, musica, natura, didattica e sociale, per costruire un’offerta culturale ampia e di alto livello, basata sulla ricerca e sulla sperimentazione, diversificata per le famiglie, le scuole, i soggetti portatori di fragilità, i visitatori di tutte le età. In ambito naturalistico si occupa dal 2008 del parco storico, con progetti di valorizzazione, tesi a diffondere la conoscenza della natura e del paesaggio, stimolare la sensibilità verso temi come l’ecologia, la sostenibilità e il benessere dell’essere umano, in connessione con l’ambiente. Grazie alla Fondazione Cosso, il Castello di Miradolo è tornato alla sua antica funzione di polo culturale e di laboratorio di idee, rievocando il cenacolo che, tra Ottocento e Novecento, la contessa Sofia Cacherano di Bricherasio aveva saputo creare intorno a sé, seppur non cristallizzato nel tempo storico della sua costruzione ma diventato un luogo dell’oggi, capace di calare la sua eredità storica e le abitudini di un castello nei tempi contemporanei.

Giorni e orari di apertura del Parco e della Mostra
Venerdì, sabato, domenica e lunedì ore 10/18.30 (ultimo ingresso 17.30)
Ingresso solo su prenotazione: tel. 0121 502761
prenotazioni@fondazionecosso.it

Per gruppi e scuole aperto ogni giorno su prenotazione
Tariffe: ingresso al parco con audioguida Ingresso: 5 €
Gratuito: fino a 6 anni, Abbonamento Musei

Castello di Miradolo

via Cardonata 2, San Secondo di Pinerolo (TO)
0121 502761

GPS 44.87434824647792, 7.309743269405296

https://goo.gl/maps/6xcA3Bgdquh6sDVz8
www.fondazionecosso.com

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