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Giurdignano, menhir e dolmen in Puglia

da Serena Fiorentino
406 letture Abbazia Le Centoporte

“San Cosma e Damiano proteggano fieri dei pii cavalieri vestigia e pensieri. Nel lembo di terra che unisce i due mari sia un giorno svelata la verità sui Templari.” (Donato Fanciullo – L’albero di albicocco)

La primavera è il momento ideale per leggere un romanzo all’ombra del tronco di un albicocco in fiore. E, quando la trama intreccia misteri storici e archeologici, leggende e meraviglie antiche di una terra di confine, allora ecco che la primavera diventa anche il momento ideale per regalarsi un viaggio sulle tracce delle storie raccontate in quelle pagine. “Sai, non potevamo scegliere luogo migliore per parlare dei Templari – scrive Donato Fanciullo nel suo romanzo – visto che l’albicocco è un arbusto orientale portato nel vostro Salento proprio dai soldati di Cristo”. Mi alzo e chiudo il libro, non prima di aver terminato di leggere anche l’ultima pagina.

Ho voglia di andare a Giurdignano, il piccolo paese di Terra d’Otranto dove questa storia è ambientata: un comune che possiede una delle più grandi concentrazioni di dolmen e menhir d’Italia e che, proprio per questa sua peculiarità, è conosciuto come il “giardino megalitico”; un comune che ospita nel suo territorio preziose chiese, cripte basiliane, ruderi di antiche abbazie, siti archeologici, preziosi palazzi e frantoi ipogei. In meno di mezz’ora siamo a destinazione, parcheggiati proprio a ridosso del menhir Vicinanze 2,

Menhir Vicinanze 2

al margine di un crocicchio di vie vicinali a ridosso di una folta pineta. Il vento primaverile si insinua tra le fronde degli ulivi come a volerle scompigliare e la pace che si respira è quella pura e senza tempo, interrotta solo da qualche gregge di capre al pascolo o da qualche trattore che passa lento e prosegue tra i campi.

Ci incamminiamo verso l’abitato, percorrendo le strade vicinali a zig zag a caccia di megaliti: dal dolmen Grassi al dolmen Chiancuse, dal menhir Madonna di Costantinopoli al menhir Madonna del Rosario e fino al menhir San Vincenzo. Il vento si fa sempre più forte e le nuvole coprono veloci il sole che sta calando. Prima del rientro vogliamo però aggiungere ancora una tappa. “Dario lo interruppe: «Siamo arrivati alla cripta di San Paolo.» «Che bella!» esclamò Gustavo, «Con questo menhir sopra è veramente un gioiello, sai che faccio?» «Si, lo so» rispose Dario «scatti una bella foto.» «Bravo, hai indovinato!» disse e, immortalato il monumento, Gustavo continuò il suo racconto.” (Donato Fanciullo – L’albero di albicocco)

Menhir San Vincenzo

Giungiamo al menhir che sorge su uno sperone roccioso dentro al quale è stata scavata una cripta il cui nome deriva dalla sottostante grotta bizantina dedicata a San Paolo. Siamo di fronte ad una sovrapposizione di monumenti molto particolare. Credenze popolari, usi religiosi, cultura contadina e arte sacra qui si stratificano e si integrano con maestria. Nella grotticella è ancora visibile un affresco che rappresenta il Santo, una ragnatela e la taranta, il famoso ragno velenoso che ammorba con il suo morso le donne, le “Tarantate” di cui San Paolo è il protettore.

Menhir San Paolo

Cripta San Paolo

Sulla via del ritorno, il menhir Vicinanze 1 è di strada. Ci fermiamo ancora, solo qualche istante. Sta calando la sera e i contadini stanno rientrando verso l’abitato dopo una giornata di lavoro negli orti o negli uliveti. Anche per noi si sta facendo tardi ed è ora di rientrare. Percorriamo gli ultimi metri come se fossero un salto di migliaia di anni in avanti nel tempo che ci porta dalle pietre antiche alla nostra nuova casa su ruote piena di tecnologici circuiti elettrici, di metallo e cavi e ingranaggi.

“Il mattino seguente, di buon’ora, Dario salì in sella alla sua bicicletta e in un quarto d’ora raggiunse il monastero. Fu così mattiniero ad arrivare ancor prima del Francese. Lasciò la bici sotto il suo albero di albicocco, adagiandola al tronco, ed inizio a girovagare tra i ruderi dell’Abbazia.” (Donato Fanciullo – L’albero di albicocco)

Al mattino parcheggiamo proprio a ridosso di quello che fu il complesso tardo-antico ed alto medievale dei SS. Cosma e Damiano detto Le Centoporte (foto apertura). Ci lasciamo rapire dalla storia raccontata da ogni sasso adagiato in questa campagna a due passi da Otranto. Respiriamo la pace e la primavera con i suoi freschi profumi, giochiamo tra gli alberi, facciamo finta di essere dame e cavalieri, invasori turchi e pescatori salentini, sguainiamo improvvisate spade di legno d’ulivo e cantiamo vittoria. “La cultura non è niente se non serve a far riflettere e ad ispirare la fantasia” (Paul Arthur)

Colonna San Rocco e Chiesa Madre

Di tanto in tanto si incontrano pellegrini che percorrono lenti la via Francigena, o la Traiana Calabra o il Cammino del Salento. Tante sono le strade che qui si uniscono e scendono leggere verso il canale d’Otranto o Santa Maria di Leuca. Muoviamo insieme a loro qualche passo, ammirando incantati le campagne di un verde brillante punteggiato di orchidee selvatiche e dei primi papaveri. L’entroterra salentino in primavera è uno splendore: non ancora invaso dai turisti agostani mordi e fuggi e dal via vai estivo di auto e pullman, regala tuffi in un passato rurale e contadino spesso altrove dimenticato.

(A Giurdignano: parcheggio gratuito in piazza Carmelo Bene, angolo tra via Vittorio Bodini e via Alessandro Manzoni. Area attrezzata per pic nic con possibilità di parcheggio in via vicinale Vicinanze).

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