Home Mete Italia Il giorno che Harry Potter lasciò il palcoscenico all’oliva Térmite di Bitetto

Il giorno che Harry Potter lasciò il palcoscenico all’oliva Térmite di Bitetto

da Serena Fiorentino
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”Non fa bene soffermarsi sui sogni e dimenticare di vivere” (Harry Potter)

Da molti mesi ormai aspettavamo impazienti l’autunno, l’odore delle caldarroste e il sapore dei funghi appena raccolti, le foglie che scricchiolano sotto la suola delle scarpe, l’inconfondibile profumo umido del sottobosco, il calore del fuoco a scaldare fresche serate fra i monti. Finalmente arriva ottobre, la Basilicata, Viggiano, Moliterno e il suo “canestrato”, i trekking e le ottobrate… già assaporiamo il primo week end da copertina di pile e riscaldamento acceso. Ma, a pochi giorni dalla partenza, ecco che la piccola Asia (l’undicenne di casa) entra a gamba tesa a scompigliare i fogli zeppi di programmi che avevamo già condiviso con i nostri compagni di viaggio. Niente più Basilicata, niente più carovana di camperisti Salentini diretti nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, niente più funghi e niente più castagne. “Mamma, Papà, sabato a Bari ci sarà un mega raduno di Harry Potter! Non possiamo perderlo! E’ arrivato il momento di indossare le nostre divise e partire per Hogwarts!”

Come si fa a dire di no a cotanto entusiasmo preadolescenziale? In fondo “non fa bene soffermarsi sui sogni e dimenticare di vivere”. Addobbiamo il nostro Odisseo come se fosse il castello di Hogwarts. Ci stipiamo dentro bacchette magiche, sciarpe gialle e rosse e pastrani neri. Il raduno non comincerà che domani pomeriggio, sempre che il nuvolone nero previsto sulle nostre teste sia clemente. Noi partiamo comunque e lo facciamo subito, con 24 ore abbondanti di anticipo. Avremo più tempo per lanciare incantesimi “Meteofattura recanto” con la speranza di allontanare il temporale.

vicoli di Giovinazzo

Nella lunga attesa decidiamo di concederci un giorno a Giovinazzo, poco fuori dalla bolgia del capoluogo pugliese e abbastanza lontano dalle mete più ambite dal turismo di massa quali Polignano a Mare, Trani o Monopoli. Adagiamo le quattro ruote sul lungomare e cominciamo la nostra vacanza con un buon bicchiere di vino, del salame e del pecorino, accompagnati dal suono delle onde che si infrangono sugli scogli e del vento che fischia fra le tamerici. Il centro storico di Giovinazzo è una deliziosa medievale rivelazione adagiata sul blu del mare: il porticciolo, le fortificazioni, la fontana dei tritoni, il duomo, gli scorci a picco sul mare, le finestre verdi incastonate nella pietra, le infinite piazze e piazzette hanno tanto da raccontare a chi si ferma ad ascoltarle. Quando ormai la luna è alta nel cielo, la città passa dall’essere bellissima all’essere persino meravigliosa. I vicoli sono vivi, nonostante sia ormai quasi ottobre; i ristoranti e i bar animati, le piazze festanti e le finestre verdi aperte, ad osservare ed illuminare di luce calda gli angoli più appartati del cuore di pietra di questo borgo marinaro. Il mare alza la voce e le onde colorano di bianco il nero dell’acqua che si confonde col nero del cielo.

Al mattino ci svegliamo ed è come se fossimo al binario nove e tre quarti della stazione di King’s Cross a Londra. L’undicenne Asia e il piccolo Enea sono due Cosplayer nati. Senza bisogno di chissà quale costume o trucco, sono perfetti nei panni di Hermione e Ron. La mia strega mezzosangue, brillante studentessa di Hogwarts, con la sua folta capigliatura e gli occhi marroni, si è svegliata presto e si aggira nel van insieme al piccolo Ron, capelli rossi tipici della famiglia Weasley e volto coperto di lentiggini. Li osserviamo mentre fanno colazione e si lavano i denti, felici di aver modificato i piani che ci avrebbero visti trascorrere il week end in Basilicata a mangiar funghi e caldarroste e di aver preferito venire qui, ad agitar bacchette e pronunciare formule magiche fra giochi di smistamento, quiz e duelli.

“I giovani non possono sapere quello che i vecchi pensano e provano. Ma i vecchi sono colpevoli, se dimenticano che cosa significa essere giovani.” (Silente in Harry Potter e l’Ordine della Fenice)

Non hanno ancora controllato le previsioni meteo, ma vivono nell’ottimismo e nella speranza che la formula magica “Meteofattura recanto”, tante volte pronunciata ieri, abbia dato i suoi frutti. La brutta notizia ci sorprende mentre siamo sulla spiaggia ciottolosa a lanciare sassolini nel mare increspato di blu e celeste: viste le avverse previsioni per il pomeriggio e i nuvoloni neri all’orizzonte, il raduno di Harry Potter sarà posticipato alla prossima settimana. Tutti i piani saltano e ci troviamo a dover inventare subito un’alternativa valida per far tornare il sorriso sui volti dei nostri Hermione e Ron. Con tutto l’impegno di cui sono capace, nell’arco di un quarto d’ora, individuo una sagra che si svolgerà tra oggi e domani a meno di 30 chilometri da qui.

Svestiamo i nostri panni di maghi e rivestiamo quelli dei viaggiatori affamati di prodotti tipici e tradizioni locali. Oliva Térmite di Bitetto, stiamo arrivando! E che il meteo ce la mandi asciutta! A Bitetto veniamo accolti da un parroco che ci intercetta giusto all’ingresso del Santuario Beato Giacomo. I nostri passi incerti da visitatori improvvisati non ci lasciano certo scampo. Il brav’uomo ci affianca un chierichetto che ci accompagna in giro per il convento, nella chiesa alla scoperta della sagrestia, delle spoglie del beato e del vecchio coro, nel grande giardino animato di conigli e pappagalli e infine anche lungo il percorso museale. Sedici sale che raccontano di religiosità popolare e di tradizioni locali del lavoro e della terra. Ci perdiamo fra oggetti e arredi legati alla vita domestica, strumenti utilizzati per la tessitura ed il ricamo, attrezzi agricoli per la coltivazione della terra ed utensili che documentano i diversi mestieri dell’artigianato, come il sellaio, il vasaio, il cestaio ed il barbiere.

Una volta nel grande parcheggio messo a disposizione dal comune in occasione della sagra, chiamo al telefono Vito, volontario del comitato feste, per conoscere nel dettaglio il programma degli eventi e per capire come prenotare le diverse attività che, pioggia permettendo, avranno luogo tra oggi e domani. Alle 18:00 siamo in piazza. La comunità intera è intenta ad allestire banchi di street food e ad accatastare le une sulle altre innumerevoli cassette stracolme d’olive. Ci addentriamo nel centro storico ed è come tuffarsi in un tempo remoto, in un lontano medioevo fatto di vicoli strettissimi e tortuosi, resti di torri e antiche mura. Un passo dopo l’altro, ci perdiamo, ci ritroviamo, ritorniamo più volte sui nostri passi e ci affacciamo spesso sulla piazzetta su cui affaccia la splendida Cattedrale romanica di San Michele Arcangelo.

Quando finalmente sbuchiamo di nuovo in piazza Aldo Moro, è tutto un accalcarsi di voci, suoni, passi e profumi che si mescolano e si confondono. Pettole con le olive, frittelle con le olive, pasta con le olive, maionese aromatizzata alle olive che cola dai panini con la salsiccia, olive fritte… assaggiamo di tutto un pò e alla fine ci accasciamo su una panchina, gonfi come zampogne ad affrontare coraggiosi il momento critico della digestione.

Alle nostre spalle lo stand della squadra sportiva dilettantistica “Bitetto Runner” è come un ammonimento che ci suggerisce di correre subito ai ripari, se vogliamo salvaguardare ciò che resta della nostra bistrattata forma fisica. I volontari stanno raccogliendo le adesioni per la “Corsa dell’oliva Termite di Bitetto” in programma per domani mattina. Ci guardiamo, seduti scompostamente sulla panchina, prima desiderosi di metterci in gioco, poi disillusi sulle nostre possibilità di successo, poi ancora finalmente decisi… o quasi. Le probabilità che abbiamo di tagliare il traguardo della 8 chilometri, seppur senza alcuna velleità competitiva, sono quasi nulle dopo tutto ciò che abbiamo avuto la forza di ingurgitare questa sera. Torniamo comunque al van con 4 pettorine: 744, 755, 756 e 757. Dovessimo, in questo momento, scommettere su noi quattro, sul fatto che domani mattina ci sveglieremo in tempo, che taglieremo il traguardo e che riusciremo a farlo entro un tempo ragionevole, ci daremmo per persi senza alcuna ombra di dubbio.

Alle 9 del mattino siamo già in piazza. Ci accolgono una quantità festante di persone in tenuta ginnica e la musica ad alto volume. La prima sfida è stata superata: siamo al punto di partenza in tempo per il via, sfoggiando orgogliosi le nostre quattro pettorine. Un po’ improbabili nelle nostre tenute da camminatori improvvisati della domenica con le Vans ai piedi e una semplicissima maglia in cotone che nulla ha di tecnico, ci confondiamo tra la folla e muoviamo i primi passi sostenuti da qualche applauso di incoraggiamento. Dopo 1 ora, 36 minuti e 12 secondi, distese di olivi a perdita d’occhio, mandorli, fichi e asparagi selvatici, tagliamo il traguardo, increduli, sorridenti, esausti, felici.

“Certo che sta succedendo dentro la tua testa, Harry. Ma perché diavolo dovrebbe voler dire che non è vero?” ~ Albus Silente

Parcheggio a Giovinazzo su Lungomare Esercito Italiano (gratuito dal 15 settembre) – Area sosta senza servizi a Bitetto in Via San Pasquale

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