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A casa è finito l’amaro

da Serena Fiorentino
190 letture Pisticci (MT)

Le settimane che precedono il martedì grasso, per una rappresentante di classe con ben due figli in età scolare, non sono certo una passeggiata di salute! Tra incontri a scuola per organizzare i costumi per la sfilata di carnevale a cui parteciperanno tutte le classi, confronti con le altre mamme per decidere quale merenda a tema sia meglio ordinare per l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze e scelta del costume da far indossare ai propri figli per la festa in classe, c’è un bel da fare. Se poi si aggiunge la fine del quadrimestre con relative pagelle, incontri scuola-famiglia e circolari per l’ennesimo imminente sciopero, il gioco si fa duro e… fra un cicchetto e l’altro, a casa finisce la bottiglia di amaro.
Fortunatamente però è già giovedì, domani si parte e, dal momento che io “voglio il meglio”, ce ne andiamo tutti a Pisticci, la patria dell’Amaro Lucano! Una volta prenotata la visita con degustazione al museo “essenza Lucano”, les jeux sont faits et rien ne va plus!

10.02.2023 Pisticci (MT)
“E ancora ritorno tra queste strade, in questa terra dimora di un tempo sospeso, di fatiche antiche, di giochi e di ferite, dei primi sguardi furtivi e poi… senza voltarti salivi. E ancora sorrido e lo sguardo resta assorto nell’infinito andare delle colline, rimaste ad aspettare in una sinfonia di silenzi.” E’ con questi versi di Claudia Ruscitti, scritti su un pannello in ceramica, che Pisticci accoglie il visitatore che giunge incantato nella piazza antistante la chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo.

Le parole si legano ai nostri sguardi persi di fronte ai magnifici panorami e ai colori caldi lasciati dal tramonto sulle bianche casette dai tetti ricoperti di tegole scure. In una Lucania sempre più intima e disgraziatamente vittima di uno spopolamento continuo e costante, Pisticci ci appare un paese vivo e vivace, luminoso, allegro e a tratti addirittura felicemente rumoroso. I bambini giocano a calcio in piazza tra i passanti, i ragazzi si baciano nascosti nei vicoli, gli anziani chiacchierano e sorseggiano Peroni fino a tardi nei bar. Non c’è anima viva che, passando, non ci saluti o addirittura non si fermi per scambiare due parole. E’ molto bello respirare così tanta accoglienza e così tanta vitalità in un paese che ha tanto subito, che ha tanto lottato per resistere e rinascere e ricostruire.

Le ferite di questa terra si scorgono nette e, in questi giorni di commemorazioni per l’anniversario del disastro, si fanno sentire anche nell’anima. Ma la voglia di guardare avanti è più forte persino dello stacco netto tra le vecchie casette del centro storico abbracciate strette strette le une alle altre e le nuove schiere di abitazioni candide costruite dopo la frana della Notte di Sant’Apollonia, che, nel 1688, segnò tragicamente la vita della comunità. Era la notte del 9 febbraio quando furono travolte case contadine, palazzi gentilizi e tutta la piazza antistante alla Chiesa Madre, che all’epoca era il centro di tutte le attività del paese. A quel tempo il feudatario Barone Don Carlo de Cardenas propose ai cittadini pisticcesi di ricostruire le loro case su terreni di sua proprietà, in contrada Caporotondo, ma loro rifiutarono l’offerta e decisero di non abbandonare il loro paese natale. Così iniziarono i lavori di ricostruzione nella zona franata e vennero costruite 200 casette in filari, tutte uguali e bianche. Il nuovo rione prese il nome di Dirupo, a ricordo della frana, ed è proprio qui che si respirano maggiormente tutta la forza e tutto l’orgoglio e la caparbietà di questo angolo di Lucania in equilibrio instabile e precario sui calanchi.

11.02.2023 Pisticci (MT)


La vista panoramica sulla valle del fiume Cavone, che ci fa letteralmente perdere nello scenario meraviglioso dei calanchi di Pisticci con i paesi di Craco, Stigliano, Montalbano Jonico, Colobraro e Rotondella all’orizzonte, ci mette di buon umore già di prima mattina. Il sole è caldo nonostante siamo a febbraio, l’aria è piacevolissima. Camminiamo senza meta e di tanto in tanto ci attardiamo ad ascoltare i discorsi delle signore ferme sull’uscio di casa, a farci inebriare dal profumo dei pranzi già in cottura, ad aiutare una vecchina intenta a trasportare le pesanti buste della spesa su fino alla sua casa nei pressi dei ruderi del castello e a salutare l’anziano seduto con la sedia davanti casa.

Dal momento che i nostri passi senza meta ci hanno nuovamente condotto nelle vicinanze della chiesa Madre, ne approfittiamo per entrare a visitarla con più calma, per osservare la “campana delle calamità” e per sederci sulle panche di fronte all’altare a raccontare ai nostri figli la storia di questo comune e di come la frana lo abbia segnato.

 

Nel pomeriggio diamo finalmente a questa breve vacanza il senso per cui era stata partorita. Tutti a bordo di Odisseo si va a Pisticci scalo, da Essenza Lucano per un percorso immersivo e multisensoriale tra i profumi, i colori e la storia di un amaro apprezzato in tutto il mondo. Annusiamo i distillati, ci innamoriamo dell’abito da Pacchiana raffigurato in tutte le diverse etichette della famosissima bottiglia, studiamo il funzionamento di vecchi torchi ed alambicchi, degustiamo, ci rincorriamo nel giardino delle spezie… Usciamo da Essenza Lucano con le nostre desiderate bottiglie in edizione limitata e torniamo a Pisticci felici ed appagati.

Eravamo già stati qui due anni fa, ma la visita all’azienda che fu del Cavalier Vena è sempre una scoperta magnifica, sempre diversa da sé stessa e sempre piena di una qualche sfumatura in più capace di renderla interessante e coinvolgente.

Parcheggio gratuito senza servizi a Pisticci in via Magenta presso il vecchio campo di calcetto. Dal parcheggio parte un camminamento pedonale che conduce direttamente in centro.

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