Home Mete Estero Viaggio in Catalunya – prima parte

Viaggio in Catalunya – prima parte

da Redazione
29 letture Cadaques

A cura di Roberto Serassio

Questo è il primo itinerario di una serie che ci porterà ad esplorare la nazione spagnola. Il viaggio avverrà in senso orario, inizia dalla dalla Catalunya e si conclude nella Comunidada Foral de Navarra. L’itinerario che prendiamo in considerazione è il primo riguardante la regione catalana, ha una percorrenza di circa 460 chilometri e si svolge tra Cadaqués e Cardona.

Cadaqués è situata nel territorio del Parco Naturale di Cap de Creus in Costa Brava. E’ un villaggio dall’aspetto tipicamente mediterraneo ed è sempre stato fonte d’ispirazione di pittori di fama internazionale ed infatti ha una vita culturale molto attiva che si esplica nelle numerose gallerie d’arte e negli altrettanto numerosi musei, tra i quali la casa museo di Salvador Dalì che contribuì a fare di Cadaqués una località di fama internazionale e la elesse come sua residenza. Tuttavia, Dalì non fu l’unico artista ad essere attratto dalla cittadina, anche Picasso, Chagall e Klein, trovarono in questo bell’angolo di terra la loro personale fonte di ispirazione.
Il centro storico è fatto da un fitto reticolo di stradine lastricate su cui si affacciano caratteristiche case bianche, com’è bianca la facciata della chiesa di Santa Maria la cui sagoma spicca nettamente sul profilo del borgo. Ben restaurata, custodisce nel proprio interno una magnifica pala d’altare barocca.
Tra gli edifici modernisti spicca su tutti Casa Serinyana, costruita nel 1913 su disegno dell’architetto Salvador Sellés i Baró e commissionata dalla famiglia di cui la casa porta il nome.
Pur non essendo una cittadina monumentale, Cadaqués si può definire l’archetipo della località ideale per trascorrere un periodo di vacanza. Come abbiamo visto, ha una vita culturale piuttosto attiva, ha un centro storico che si presta ottimamente a passeggiate curiose, ha parecchi localini tipici dove trascorrere momenti di aggregazione durante il rito dell’”happy hour” o ristorantini dove assaggiare la ricca tradizione gastronomica del territorio dell’Empordà ed infine crogiolarsi al sole sulle belle spiagge e bagnarsi nell’acqua cristallina delle numerose calette.

Aiguamolls de l’Empordà

Aiguamolls de l’Empordà è una zona umida che farà la gioia degli amanti del bird warching.
Situata nella baia di Roses ha ricevuto lo status di parco naturale nel 1983, diventando così la seconda zona umida più grande della Catalunya.
Il parco ospita 327 specie diverse tra cui numerosi uccelli come il cuculo dal ciuffo, il migliarino di palude, la spatola, l’usignolo, la pernice di mare ed il chiurlo maggiore e offre sette nascondigli e una torre per il bird warching , collegati tramite una strada sterrata che consente l’accesso anche alle sedie a rotelle.

Besalù

Besalù,che raggiungiamo con la strada N – 260, è un tipico villaggio dell’epopea medievale catalana. Posto nella Garrotxa, a due passi dal Parco Vulcanico omonimo e dalle ultime propaggini del settore orientale dei Pirenei, fu un villaggio molto importante in tempi medievali, tant’è vero che arrivò persino a battere moneta. Il nucleo urbano, per la cui costruzione fu largamente utilizzata la pietra, cominciò a formarsi attorno al castello costruito nel X secolo sulla sommità di una collina. Oggi il castello è scomparso e del complesso è rimasta solamente la chiesa di Santa Maria.
Una delle maggiori attrazioni di Besalù è il ponte sul fiume Fluvià, attraversando il quale si acquista un biglietto d’entrata nel medioevo, tanto è ben conservato il centro storico e addirittura non pare che siano trascorsi centinaia di secoli dalla posa della sua prima pietra.
Il salotto buono di Besalù è costituito dalla Plaza del Prat de Sant Pere su cui si affaccia la chiesa romanica omonima, unica testimone del monastero che qui sorgeva nei secoli XII e XIII. La piazza da ospitalità ad un cospicuo numero di bar e ristoranti in cui ci si può rilassare dopo la visita al villaggio.
Vagando ulteriormente tra le caratteristiche stradine di Besalù si incontrano altre chicche come la Curia Reale, edificio che sancisce la transizione tra il romanico ed il gotico, la residenza della famiglia Cornellà su cui spiccano i portici di una galleria romanica e, nel quartiere ebraico, i bagni medievali utilizzati per le abluzioni rituali, la chiesa di Sant Vincenç, quella di San Giuliano, risalente al XVII secolo, dalle ricche decorazioni della facciata.

Castelfollit de la Roca

Solo una manciata di chilometri sulla N – 260 separano Besalù da Castelfollit de la Roca e chi è attrezzato può tranquillamente percorrere il tragitto in bicicletta o in scooter. Posizionata su di una falesia basaltica alta 50 metri e lunga un chilometro, è la tipica cittadina catalana che ogni obiettivo fotografico vorrebbe immortalare. La visita inizia nella parte moderna di Castelfollit, di fianco al parcheggio automobilistico che, volendo, può essere utilizzato anche per parcheggiare il v.r. Qui si possono ammirare il curioso campanile, posto di fianco all’edificio comunale e il museo dedicato alla salsiccia che offre anche la possibilità di effettuare delle golose degustazioni.
La parte più caratteristica della cittadina è costituita dalla Calle Mayor, che è praticamente l’unica via del centro storico. Su questa arteria, dal gusto tipicamente medievale e lastricata in pietra, si affacciano le caratteristiche case costruite in pietra vulcanica e, fenomeno quasi unico nelle località massicciamente frequentate dai turisti, non si trovano negozi di souvenirs, per cui il luogo è genuinamente autentico.
A chiudere un’estremità della Calle Mayor, si trova la chiesa del Sant Salvador del XIII secolo, ma molto rimaneggiata nei periodi successivi, tant’è vero che ciò che ammiriamo oggi è in stile tardo rinascimentale.
Se si vuole ammirare la falesia basaltica in tutta la sua bellezza e scattare foto di Castelfollit nella sua interezza, bisogna percorrere il sentiero che inizia dal lato destro della chiesa. Il sentiero è lastricato, ma molto ripido e quindi non adatto ai passeggini ed alle carrozzelle, anche perché bisogna sempre pensare al ritorno. Lungo il percorso bisogna attraversare il ponte medievale, ma messo in sicurezza nel secolo XX, sul fiume Toronell. Passato il quale si arriva alla passerella sul fiume Fluvià e dal quale si ha una vista strepitosa sulla falesia e sul belvedere Josep Pla. Proseguendo ulteriormente per una quindicina di minuti attraverso zone adibite a frutteto, si ottiene una prospettiva frontale del ponte. Questa zona, chiamata Cinglera de Castelfollit, offre altre opportunità di immortalare la falesia che stata formata da due colate laviche sovrapposte, la prima proveniente da Batet de la Serra de Olot e la seconda dall’area vulcanica di Sant Joan les Fonts. Coloro che hanno problemi di mobilità, ma desiderano ammirare la falesia nella sua maestosità possono utilizzare il loro veicolo percorrendo la strada N – 260 che vi passa proprio sotto. L’ultima occasione di visita è costituita dal museo sulla guerra del Vietnam che ospita materiale di tutti i tipi: foto, armi, vestiario e bandiere, il tutto proveniente dal cruento conflitto armato che ha caratterizzato la seconda metà del XX secolo. Il museo si trova nella parte moderna della cittadina, di fianco alla Plaza Mayor.

Campodron

Quali sono le ragioni per visitare Camprodon, una delle più conosciute cittadine dei Pirenei catalani che dista circa 35 chilometri da Castelfollit e la si raggiunge con le strade N- 260 e C – 38? Le ragioni sono molte e tutte meritano il viaggio.
La cittadina deve le sue origini al monastero benedettino di San Pedro, edificato nel X secolo ed al grande mercato medievale che le valse il titolo di città reale. Durante il corso dei secoli è stata attaccata, saccheggiata e bruciata diverse volte dai francesi nel loro discesa su Barcellona. Tuttavia, nel XX secolo riusci ad ottenere una buona ripresa economica e sociale, anche in virtù di essere stata scelta dall’alta borghesia, prima città dei Pirenei, come luogo di vacanza.
La visita di Camprodon non può che iniziare dal “Nuovo Ponte”, costruito nel XII secolo sul fiume Ter e su cui transitava la vecchia strada che portava nella Cerdanya, regione storica dei Pirenei Orientali.

monastero San Pedro

Come abbiamo anticipato, il monastero di San Pedro fu costruito a metà del X secolo da Wifredo II da Besalù e la sua presenza diede immediatamente nuovo impulso alla città in quanto la vita degli insediamenti vicini e la politica della valle di Camprodon si svolgeva attorno al monastero. Di esso è rimasta solamente la chiesa di Santa Maria che ci delizia con una gradevole mescolanza di romanico, gotico e barocco. L’attuale edificio fu consacrato nel 1167, ha una pianta a croce latina, ad una sola navata e conserva al proprio interno le reliquie di Sant Patllari. Le decorazioni sono semplici ed austere, per cui lo stile è più vicino ai cistercensi che non ai benedettini.
Il musicista Isaac Albéniz, famoso in tutto il mondo per le sue composizioni, era nativo di Camprodon per cui è stato inevitabile che la città gli dedicasse un museo e, annualmente, un festival in cui vengono eseguite le sue composizioni, molto apprezzate dagli amanti della musica.

Beget

Sebbene Beget disti una ventina di chilometri dalla cittadina precedentemente visitata, appartiene comunque al suo municipio, essendovi stato annesso nel 1969. Fa parte del Registro del Patrimonio Architettonico della Catalunya e, dal 2021, all’istituzione nota con il nome di “Los Pueblos Màs Bonitos de España.
Il cuore del villaggio è composto da tre quartieri diversi, separati da due torrenti e connessi tra di loro da due ponti. La parte più antica sorse attorno alla chiesa di San Cristobal costruita in stile romanico catalano. L’accesso alla seconda parte avviene attraverso il ponte sul fiume che porta lo stesso nome del villaggio e qui si trova la piazzetta dove il “Camino de Francia” ed il “Camino de la Fuente” s’incontrano. Da notare qui il campanile ed il nuovo ponte sul torrente Trull che porta al nuovo quartiere di Beget, costruito a cavallo dei secoli XVIII e XIX.
Le case sono generalmente poste su roccia, con pareti di pietra legate da malta di fango, almeno negli edifici più antichi. Sono invece legate da malta idraulica quelli ricostruiti nel XIX secolo. I tetti sono coperti da coppi, mentre le porte e le finestre sono di legno con scuri interni. Fino al secolo XVIII le eventuali modifiche non hanno alterato la tipologia tradizionale delle costruzioni, ma, dalla fine del secolo sino a metà del XIX, vennero introdotti gronde e balconi in legno. Tuttavia, gli ultimi edifici e questo finché la crescita dimensionale di Beget non s’interruppe, utilizzarono delle innovazioni piuttosto eclettiche, fatte di balconi e ringhiere in ferro battuto, tetti piani e facciate decorate. Oggi l’adattamento di molti edifici al rango di seconde case ha snaturato lo stile caratteristico di molte costruzioni, tuttavia il villaggio non ha perso il suo fascino antico e il fatto stesso che faccia parte di due organismi ufficiali atti a valorizzare le architetture e le caratteristiche originali è la prova della valenza di Beget.

Queralbs è situato ad un’altitudine di 1200 metri nella Vall de Nuria, è circondato da montagne e da un’enorme foresta. Il paesaggio che lo circonda attira molti turisti tant’è che è uno dei villaggi più visitati dei Pirenei, anche grazie al caratteristico centro storico fatto di strade strette, di case in pietra con i tetti di ardesia decorate con elementi lignei, tutte superbamente restaurate. Passeggiare nelle sue viuzze significa fare un passo indietro nel tempo.
La chiesa di San Jaume, edificata nel X secolo in stile romanico, è una delle meglio conservate della Catalunya e la sua valenza non è solamente architettonica, ma offre anche uno dei più bei scorci del villaggio e sedersi sotto il suo porticato che funge da nartece (Parte della basilica paleocristiana riservata ai catecumeni e ai penitenti, ndr) significa godere di una pace quasi mistica.

Vall de Nuria

Queralbs è anche una stazione di fermata del treno a cremagliera che effettua un percorso di dodici chilometri, con partenza da Ribes de Freser ed arrivo in cima alla Vall de Nuria, coprendo un dislivello di mille metri. Gli amanti del trekking potranno salire in cima alla valle tramite lo splendido sentiero del Camì Vell, raggiungendo i duemila metri di quota e da cui si ha un panorama strepitoso sul Puigmal, il Pic de Finestrelles, il Pic de Noufonts, il Pic de l´infern o il Bastiments e dove si trovano pure un lago spettacolare, l’imponente Santuario di Nuria, l’eremo di San Gil e diversi impianti sportivi.

Cardona

Cardona è la prima località della provincia di Barcellona che visitiamo in questo itinerario. Quelle precedentemente visitate si trovano in provincia di Girona. La città sorse attorno al castello costruito nell’886 da Wifredo el Velloso in stile gotico romanico ed è forse la più importante fortezza medievale della Catalunya. Fu anche l’ultimo baluardo della regione catalana ad arrendersi il 18 settembre del 1714 alle truppe borboniche di Filippo V durante la guerra di Successione, ma non cedette tuttavia all’esercito napoleonico durante la Battaglia di San Quintino nel 1810. Oggi il castello ospita un Parador de Turismo, un hotel di lusso di proprietà del Ministero del Turismo spagnolo, ma può essere comunque visitato e, tra ciò che è visitabile, non si può trascurare la Camera Dorata, la Sala dels Entresols, la torre Minyona, costruita nell’XI secolo con un’altezza di quindici metri ed un diametro di più di dieci e la chiesa di San Vicente de Cardona, edificata tra il 1029 ed il 1040 in stile romanico. Uno dei luoghi più pittoreschi di Cardona è comunque costituito dalla medievale Plaza del Mercado che, proprio di fronte all’entrata laterale della chiesa di San Miguel, ha il suo lato più caratteristico in quanto ospita un portico che, dando riparo nel tardo medioevo a diverse attività commerciali, divenne l’anima del centro cittadino ed il punto di massima concentrazione delle case della ricca borghesia, anche se, con il trascorrere degli anni e con l’ampliamento della Plaza de la Feria, perse gradualmente questo suo ruolo di cuore pulsante cittadino.
Visto che si è praticamente sul posto, conviene approfittarne per visitare la chiesa di San Miguel, costruita in stile gotico tra la fine del XIII secolo e l’inizio del XIV. A tre navate, possiede una cripta assolutamente degna di nota e dove trovano collocazione le reliquie dei Santi Martiri e due pale d’altare di cui una dedicata alle undicimila vergini e l’altra a Sant’Anna. Altri punti interessanti sono la bella statua gotica della Vergine del Patrocinio in alabastro policromo e il fonte battesimale del XV secolo.
Visitando il centro storico non si può evitare di giungere in Plaza de Santa Eulalia e quindi trovarsi di fronte alla cappella che dà il nome alla piazza e nelle cui adiacenze si trovano il Corridoio dell’Antico Ospedale e la fontana che porta anch’essa il nome di Santa Eulalia.
Costruita tra 1347 ed il 1348 e dedicata alla santa di cui porta il nome su volere del sacerdote Jaume Codina, fu costruita con l’intento di dotare di una cappella l’ospedale dei poveri e dei pellegrini, situato ai numeri 20 e 22 dell’attuale Carrer Escasany. Il ricovero, fondato nel 1083 dal visconte Ramon Folc I, rimase in attività sino al 1550, quando fu sostituito dall’Hospital de San Jaume. La cappella contiene un’immagine in alabastro di Santa Eulalia e due dipinti con scene della vita della santa.

montaña de sal

A circa un chilometro dal centro storico si trova la “montaña de sal”, un diapiro, ovverosia una massa relativamente mobile che si intrude in uno strato preesistente e che continua a crescere. Quello di Cardona occupa una depressione del terreno con un’estensione di 1800 metri di lunghezza per 600 metri di larghezza, sviluppando una superficie di 100 ettari.

Il deposito salino è stato sfruttato sin dal Neolitico con lo stesso metodo fino al XVIII secolo, quando venne introdotta la polvere da sparo. L’estrazione del potassio è continuata sino al settembre del 1990, anno in cui la miniera venne chiusa. Dal 2003 tuttavia, il sito è diventato un parco culturale ed è stato aperto al pubblico che qui vi può trovare un importante ed interessante giacimento di archeologia mineraria.

Mura

Mura, villaggio medievale situato nel Parco di Sant Llorenç del Munt, dista una cinquantina di chilometri da Cardona, tramite la Ruta del Cardener. E’ un villaggio molto piccolo con appena 231 abitanti, ma racchiude in sé parecchi motivi di visita a cominciare dal suo caratteristico centro urbano fatto di case in pietra arroccate le une sulle altre e stradine tortuose.

Tuttavia, sarebbe forse un po’ riduttivo visitare esclusivamente il centro storico, quando vi sono altre cose interessanti da vedere come la romanica chiesa di San Martì, costruita con un’unica navata nel secolo XI alla quale fece seguito nel XII quella che è oggi la principale, mentre nel 1697 si procedette all’aggiunta della terza. Del castello di Mura, menzionato per la prima volta nel 1023, sono rimasti solamente pochi ruderi e comunque, anche quando era integro, doveva trattarsi di un edificio di scarsa importanza dal punto di vista architettonico, probabilmente una torre di guardia.
El Puig de Balma è una casa colonica scavata nella roccia nel XII secolo che oggi è stata trasformata in una sorta di B&B ed in museo di importante valore storico ed antropologico. La Gorja del Padre è uno spazio naturale di grande bellezza, reso ancora più tale da una cascata.

monastero di Montserrat

La Ruta de los Valles del Montcau che ci porta a visitare il monastero di Montserrat è a pedaggio, ma vale sicuramente la pena di spendere qualche Euro per visitare questo importante sito di pellegrinaggio. Già il contesto in cui è situato è molto suggestivo in quanto si tratta di una parete costituita da nude rocce erose dal vento che ha fatto loro assumere forme lunati. Il monastero è stato costruito addossato alla parete rocciosa ed un tutt’uno con l’ambiente circostante.

L’origine del monastero non è certa, tuttavia si pensa che venne fondato attorno all’anno 1011, nel luogo in cui esisteva già un antico eremo, da un monaco proveniente da quello di Santa Maria di Ripoll con il nome di Santa Maria di Montserrat.
Dopo alterne vicende e passaggi di dipendenza, il monastero fu incendiato e saccheggiato nel corso del XIX secolo per ben due volte ad opera delle truppe napoleoniche e nel 1835 i monaci lo dovettero abbandonare in seguito alla cosiddetta Desamortizaciòn di Mendizàbal, un’asta pubblica dei beni improduttivi della chiesa. Questa azione però durò poco e già nel 1844 il monastero ritornò in possesso dei suoi beni. Oggi il complesso, che nel 1862 aderì alla congregazione sublacense dell’Ordine di Sa Benedetto alla quale appartiene tuttora, è abitato, oltreché da un’ottantina di monaci, dai ragazzi che compongono la scuola di canto Montserrat, ritenuta la più antica d’Europa in quanto risalente al XIII secolo.
Tutto il complesso è interessante e gli si deve attribuire una visita dettagliata, tuttavia, almeno a nostro giudizio, è la basilica che attrae maggiormente l’attenzione dei visitatori. Ad una sola navata, lungo le cui pareti si aprono diverse cappelle, fu ricostruita integralmente nel XIX secolo. Tra i pezzi più pregiati in essa contenuti vi è un un crocifisso di avorio recentemente attribuito ad un giovane Michelangelo, mentre proprio sopra l’altare principale vi è la stanza in cui viene conservata la statua della Vergine Moreneta de Montserrat.

A proposito della statua, forse vale la pena di far conoscere la leggenda ad essa legata. Il suo ritrovamento sarebbe avvenuto nell’880 per mezzo di alcuni pastorelli, dopo aver visto una luce sulla montagna. Il vescovo, saputo del rinvenimento, volle farla trasportare a Manresa, ma la statua divenne così pesante che fu impossibile sollevarla e questo fenomeno fu interpretato come il desiderio della Vergine di rimanere nel luogo in cui fu trovata. Nell’immagine, la Madonna è rappresentata con il volto di carnagione scura e questo le è valso l’appellativo popolare di “moreneta”. Una sua copia è venerata anche a Sassari, dov’è patrona della corporazione dei sarti e anche ad Alghero, tant’è vero che nel 2012 l’abate del Montserrat. ha benedetto la cappella della Mare de Déu.
Vi è un’altra leggenda legata al monastero e più precisamente riguarda il Santo Graal. Nel Parzifal di Wolfram von Eschenbach si narra che il Graal fu posto in salvo nel castello di Munsalvaesche o Montsalvat e affidato a Titurel, il primo guardiano della coppa. Qualcuno ha identificato il castello con Montserrat e Richard Wagner fa dire al suo Parsifal che Montsalvat fosse situato nelle montagne al nord della Spagna. Anche il criminale nazista Himmler si interessò alla leggenda e nel 1940 fece visita al monastero con lo scopo appunto di verificare la possibilità che vi fosse custodito il Graal.

Sant Cugat de Valles

Ad una cinquantina di chilometri da Montserrat, in direzione di Barcellona, si trova il monastero romanico di San Cugat del Vallés, altro complesso degno di una visita. Pur non essendo appariscente come quello precedente, è comunque più antico ed ha una storia forse più articolata.
Le sue origini risalgono al IX secolo, quando fu deciso di unire la chiesa del V secolo che conteneva i resti di San Cucuphas, San Cugat in catalano, con un’annessa fortificazione e fu proprio a partire da questa data che il complesso monastico iniziò la sua espansione, anche se fu danneggiato nel 985 dai mussulmani guidati da al Mansur Ibn Abi Aamir che in seguito lo riparò e vi aggiunse un minareto, oggi campanile, trasformandolo in moschea.
A metà del secolo XII inizio la costruzione di un nuovo monastero i cui lavori terminarono nel 1337. Durante la guerra di successione spagnola fu occupato dalle truppe dell’arciduca Carlo d’Asburgo che ne danneggiarono la struttura. Terminati nel 1789 i lavori di restauro, fu abbandonato dai monaci nel 1835, rimanendo disabitato sino al 1851, quando ebbe inizio la restaurazione e fu dichiarato Monumento Nazionale nel 1931.
Il chiostro è la caratteristica principale dell’insieme ed è un fulgido esempio di arte romanica del XII secolo. Il secondo piano gli fu invece aggiunto nel XVI secolo, in contemporanea con l’atrio e l’entrata. Il suo ideatore fu l’architetto Arnau Cadell, coadiuvato da Lluis Samaranch, ha una pianta quadrata di circa 30 metri di lato e gli archi semicircolari sono supportati da doppie colonne sormontate da capitelli decorati con animali e scene bibliche.
Mentre il chiostro è romanico, la chiesa è gotica con una navata centrale e due deambulatori laterali e sull’altare ospita una pala del 1375, conosciuta come il retablo de Todos los Santos.

Con San Cugat termina il primo itinerario dedicato alla Catalunya, il viaggio in questa bella e varia regione spagnola riprenderà con un nuovo percorso.

Elenco località e strutture di sosta

Località Indirizzo struttura Coordinate Lat – Long
Cadaqués Saba Aparcement Cadaqués, Carrer Trilla, 7, Cadaqués 42.28883 – 3.27402
Aiguamolls de l’Empordà Non sono segnalate strutture di sosta  
Besalù

 

Area Besalu, Carretera de Girona, 4,  Besalù 42.19917 – 2.70398
Castelfollit de la Roca Area Besalu, Carretera de Girona, 4,  Besalù 42.19917 – 2.70398
Camprodon Zona Autocaravanes de Camprodon, Carrer de Dellà Ter, 5, Camprodon 42.31215 – 2.3631
Beget

 

Non sono segnalate strutture di sosta  
Queralbs

 

Parking Queralbs, GIV-5217, Queralbs 42.35273 – 2.16716
Cardona Camp de Futbol de Cardona, Carretera de la Mina, Cardona 41.91177 – 1.68067
Mura Non sono segnalate strutture di sosta  
Montserrat Parcheggio autobus, Monistrol de Montserrat 41.61556  – 1.84393
Monasterio de Sant Cugat Parking del Poble Espanyol. Plaza del Padre Eusebi Millán, s/n, Barcellona 41.38879 – 2.15899

 

Non perderti:

Lascia un commento

GirareLiberi.it é un organo di informazione indipendente in corso di registrazione presso il Tribunale.

Foto, video, documenti, testi ed elaborazioni grafiche pubblicati sono di proprietà della Redazione, degli autori o dei fornitori di GirareLiberi.

Dati, foto, video e contenuti che ci venissero proposti da lettori, fornitori e inserzionisti o terze parti, vengono da noi usati in quanto liberi da diritti. Potranno essere da noi pubblicati senza menzione di origine.   I testi, le foto, le elaborazioni grafiche  e i video editi da GirareLiberi non possono essere copiati o tuttavia utilizzati in forma digitale o cartacea. Non é consentita la diffusi o rielaborazione  anche se solo parziale  senza il consenso espresso della Redazione.

@2021 – P.Iva IT02613410204   GirareLiberi Srl