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Pasqua nell’Irpinia minore – prefazione e prima tappa

da Serena Fiorentino
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Leggere fa viaggiare… e fa venir voglia di viaggiare! Da settimane sfoglio pagine zeppe di poesie del paesologo Franco Arminio. Lui da anni viaggia e scrive, in cerca di meraviglia e in difesa dei piccoli paesi, ispirando molte azioni contro lo spopolamento dell’Italia interna.

Fra poco saremo in vacanza: Pasqua si avvicina e porta con sé tutta una serie di riti ed eventi che affondano le radici nel passato lontano di tanti splendidi territori su e giù per lo Stivale. Franco Arminio è di Bisaccia, canta l’Irpinia e vuole bene ai paesi. “Voglio bene ai paesi. Voglio bene a quelle case sgraziate che ti accolgono alla periferia. Voglio bene ai paesi e a quella panchina davanti alla chiesa e a quel cane che rovista in una busta vuota. Voglio bene ai paesi quando c’è un funerale, voglio bene a chi si toglie il cappello, a chi abbassa lo sguardo. Voglio bene ai paesi e a tutta la terra che hanno intorno, al grano che cresce sulle frane.” (Franco Arminio – Resteranno i Canti, 2019)

Direi che la meta per il prossimo viaggio è decisa. E’ l’ora di mettersi a caccia del piccolo e bello, del culturalmente imperdibile, del tradizionale e del sacro che la provincia di Avellino ha da offrire, fuori dalla massificazione di un turismo che ci vorrebbe mordi e fuggi solo nei capoluoghi e nei “borghi” insigniti di questa o quell’altra bandiera.

Zungoli, crocevia di Appia e Traiana con le sue grotte bizantine e il Regio Tratturo Pescasseroli-Candela; Vallata col suo Venerdì Santo, uno dei più antichi e particolari dell’intero Mezzogiorno d’Italia; Gesualdo, col suo centro storico che si snoda lungo caratteristici vicoli concentrici; Nusco, il balcone d’Irpinia; Sant’Angelo all’Esca e la sua prima edizione della Pasquetta in piazza dove non mancheremo di assaggiare l’agnello con le patate cotto nel ruoto del famoso “Pastiero”.

In quella Terra di mezzo dagli orizzonti sconfinati che è l’Irpinia, all’ombra del verde acceso dei monti, leggeremo poesie su poesie, ci fermeremo ad annusare la Natura, andremo alla ricerca del piccolo mondo antico attraversato e solcato da storia e tradizioni millenarie, perchè “Sacre” sono “le cose minute, minutissime, le sorelle dell’invisibile ” ( Franco Arminio, Sacro Minore)

05 aprile 2023 – Zungoli (AV)
La strada si restringe chilometro dopo chilometro. Dapprima 4 corsie di marcia e due d’emergenza dall’asfalto impeccabile, poi semplicemente 4 corsie di marcia, due in un senso e due in quello opposto, dopo ancora scompare il guard rail, le corsie diventano solo due, il fondo ha qualche avvallamento. A venti chilometri dalla meta la corsia diventa una, sempre più stretta, sempre più dissestata. A tratti scompare l’asfalto e appaiono i primi segnali di “tratto franato”, poi il cartello che recita: “via Appia”. L’unica corsia disponibile ha ormai una pendenza poco praticabile e una larghezza di pochi centimetri maggiore di quella del nostro camper. Trattengo a stento le lacrime mentre prego che nessun mezzo stia percorrendo in questo momento lo stesso “tratturo” in senso contrario.

In lontananza vedo un’auto che sbuca fuori da un campo coltivato ad ortaggi. Tiro su il freno a mano, metto in folle, scendo e mi metto in ginocchio col dito indice alzato al cielo a invocare il guidatore che si ferma e tira giù il finestrino sprezzante dei soli 2 gradi Celsius che minacciano neve. Chiedo se esistono alternative per raggiungere l’abitato. La risposta è disarmante: “No! Ma ce la potete fare”. Proseguiamo.

Zungoli ci appare dietro l’ultima di una lunga serie di curve come un’oasi, come un miraggio. Una manciata di case addossate le une alle altre e immerse in un verde che ha quasi dell’innaturale. Siamo a destinazione… e siamo vivi! Seguivamo i versi di Franco Arminio secondo il quale “Sacre sono le cose minute, minutissime, le sorelle dell’invisibile”, ma non avremmo mai pensato di prendere le sue parole così tanto alla lettera!

La sveglia ha il profumo di terra bagnata e di erba appena tagliata. I cinguettii risuonano nell’aria come se ad esibirsi fosse la più grande delle orchestre: non solo passerotti, ma una melodia continua di bassi, di acuti, di ticchettii… Il sole si sporge fuori dal confine delle nuvole per attimi minimi, ma non abbastanza brevi da impedirgli di colorare tutto di infinite tonalità di verde vivo.

Nella piazzetta due signore si incontrano, si salutano. Poi, una va ad aprire piano la porta dell’alimentari e l’altra quella del bar. Un nuovo giorno ha inizio per le 900 anime che abitano questo piccolo comune gioiello d’Irpinia. Noi attendiamo i ragazzi di Ruando Experience di fronte ad una tazza di cappuccino fumante. Si sono proposti di accompagnarci in giro per il paese e non vediamo l’ora di metterci in moto. Salutiamo la signora Franca che resta dietro al bancone a servire gli altri clienti e ci incamminiamo lenti, insieme a Luigi e Fiorella, in questa terra di confine, crocevia fra le antiche vie romane, Appia e Traiana, e attraversata dal tratturo Pescasseroli-Candela.

Sprofondiamo nel cuore della roccia avventurandoci in una grotta bizantina, poi risaliamo per scoprire chiese e vicoli e scorci mozzafiato. Ogni angolo di Zungoli fa tornare alla mente le parole di Arminio, ogni casa abbandonata e ogni edificio finemente ristrutturato.

“Faccio un’ultima foto alla piazza col castello. Il castello qui è sempre chiuso. Il proprietario vive in Calabria. La piazza è stata da poco ripavimentata. Non mi ricordo com’era prima. Mi pare una sistemazione più che dignitosa. Sono sempre pericolosi questi rifacimenti. Spesso danno il senso di mettere l’anello al dito dello scheletro. Forse nel caso di Zungoli non è così. “ (Franco Arminio, Zungoli, impressioni di settembre, La Repubblica.it)

Ci fermiamo nella piazzetta dove un tempo c’era il bar di Franca e di suo marito. Sul basolato resta ancora un pesante tavolo in ferro e marmo e sul muro pende un canestro da basket senza rete; tutto sa di terremoto e di ricostruzioni difficili. Poco più avanti incontriamo la grotta Nisco, sul muro esterno campeggia arrugginita una vecchia insegna con la pubblicità di un amaro. Luigi ci racconta che, all’interno del locale ormai dismesso, ci sono ancora segnati sulla lavagna i punteggi degli ultimi giocatori di carte che lo hanno frequentato e il listino prezzi degli anni ’20. “Le porte di Zungoli sono quasi tutte chiuse. Lucchetti, corde, ragnatele, vetri rotti: ogni porta sembra un viso, ti racconta la storia di una famiglia che non c’è più, di un paese che si è svuotato. Non sono andati tutti lontano, molti si sono accampati sull’orlo del paese, dove c’è spazio per le case isolate, […] “(Franco Arminio, il fatto quotidiano, 2018).

Prima di salutare Luigi e Fiorella con l’intento di raggiungere Vallata per la processione di questo pomeriggio, decidiamo di mandare al diavolo il navigatore e di approfittare del loro essere autoctoni per ottenere qualche preziosissima informazione su quale sia la miglior strada da percorrere per evitare vicinali e tratturi. I due Zungolesi battono il colosso Google a mani basse e ci indicano senza esitazioni un’arteria viaria a due corsie completamente asfaltata e agevolmente percorribile fino a destinazione

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