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L’orrido di Ponte Alto

lungo il torrente Fersina

da Roberto Serassio
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Siamo in piena estate e le giornate diventano sempre più torride. Vi sono molte soluzioni per combattere il calòore, ma quella che un viaggiatore appassionato dovrebbe preferire è un luogo fresco in montagna, magari con una bella cascata a rendere ancora più fresco l’ambiente,
L’Orrido di Ponte Alto è uno di questi luoghi. A pochi minuti dal centro di Trento, il torrente Fersina ha inciso una gola profonda e stretta, dove due sbarramenti storici creano cascate alte oltre quaranta metri. La visita è possibile solo se accompagnati dagli operatori dell’Ecomuseo dell’Argentario: una scelta che tutela la sicurezza e che permette di cogliere i dettagli geologici e tecnici del sito. Si camminerà su passerelle e scalinate a sbalzo, tra rocce rosse e spruzzi, fino a un balcone nascosto dietro il velo d’acqua.
Qui l’acqua non ha solo modellato la roccia: ha condizionato la vita della città. Nel XVI secolo il Fersina causava piene frequenti e pericolose; per proteggere Trento furono realizzate le prime briglie alla stretta di Ponte Alto, la cosiddetta Serra di Ponte Alto. Le opere vennero più volte rinforzate e ricostruite. Nell’Ottocento, in epoca austro ungarica, si passò a strutture in pietra di grande impegno: la serra e, più a valle, la controserra Madruzzo, che ancora oggi regolano il corso del torrente. Tra le due opere l’acqua precipita formando due cascate che scivolano tra le stratificazioni di scaglia rossa, con riflessi e vapori che cambiano a ogni stagione.

A fine Ottocento, poco distante, nacque anche una delle prime centrali idroelettriche della zona (Ponte Cornicchio), segno di un rapporto tra uomo e fiume fondato su conoscenza e misura. Dopo una lunga chiusura per motivi di sicurezza, l’orrido è stato messo in sicurezza e riaperto nel 2017. Oggi lo si percorre seguendo un tracciato attrezzato che rispetta la morfologia della forra e avvicina ai punti dove la storia idraulica è più evidente.
Il momento che si ricorderà di più è l’affaccio dal balcone posto dietro la caduta d’acqua. Lo si raggiunge tramite una scala a chiocciola ricavata nella roccia. Lì l’acqua scorre davanti al visitatore come un sipario continuo: sentendo il suono pieno del Fersina, si avvertirà la nebulizzazione sul viso e si osserverà come il getto cambia ampiezza in base alla portata. La luce filtra tra le gocce creando riflessi sulle pareti rosse. Non servono parole altisonanti: bastano pochi minuti per misurare la vicinanza all’acqua in un punto dove ingegneria e natura dialogano in modo chiaro. Bisognerà Indossare una giacca leggera impermeabile; il pavimento può essere scivoloso.

L’orrido è una gola profonda: pareti alte, distanza tra i lati che in alcuni tratti si restringe, andamento sinuoso. La roccia affiora con tonalità calde, dal rosato al mattone, segnate da strati e piccole fratture. Tra gli anfratti crescono felci e muschi, che beneficiano dell’umidità costante. Dalle passerelle osservi come l’acqua ha scavato i livelli più teneri, lasciando sporgenze e nicchie. Quando il sole entra in gola, gli spruzzi formano velature che cambiano il colore della parete. Gli amanti della fotografia, troveranno qui inquadrature ravvicinate: dettagli di roccia, venature, gocce in sospensione. È un invito a guardare lento, senza fretta.

Le briglie storiche sono il cuore tecnico dell’orrido. La Serra di Ponte Alto a monte e la controserra Madruzzo a valle hanno uno scopo preciso: frenare la corsa del Fersina, trattenere i materiali trasportati e proteggere l’abitato. Osservandole dai punti di affaccio capisci la funzione della soglia, il salto d’acqua che si crea, la platea sottostante che dissipa l’energia. La guida aiuta a leggere l’opera con occhio pratico: tipologia di pietra locale, modalità costruttive, manutenzioni che si sono susseguite nei secoli. Non è solo un racconto del passato: sono strutture vive, che ancora oggi regolano la portata e danno origine alle due cascate che caratterizzano la visita.
Il percorso è semplice ma articolato. Si cammina su passerelle metalliche e scalinate con corrimano, attraversi tratti coperti e alcuni balconi esposti. La sensazione è di stabilità: il tracciato è stato progettato per accompagnare il visitatore passo dopo passo, con soste ai punti più significativi. In alcuni passaggi la gola si restringe e la quota dell’affaccio cambia: è qui che si vede bene la sezione della forra e l’impatto del salto d’acqua sul fondo. La visita guidata dura circa 45 minuti, di cui una ventina di cammino effettivo. Non è accessibile a passeggini o carrozzine e può creare disagio a chi soffre di vertigini o claustrofobia.

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