Non ci sono limiti alle truffe informatiche, tant’è vero che i criminali sfruttano sempre più spesso gli account verificati degli host per pubblicare annunci falsi ma del tutto credibili. Prenotare una casa vacanze non è mai stato così semplice. E per i truffatori non è mai stato così redditizio.
Una nuova ricerca condotta da Sayly, l’app e SIM per viaggiatori, e da NordStellar, piattaforma per la gestione dell’esposizione alle minacce informatiche, rivela che le truffe legate ad Airbnb si sono moltiplicate di 30 volte dalla prima metà del 2023, a conferma di una tendenza sempre più marcata: i cybercriminali sfruttano il successo delle piattaforme di affitti vacanze per colpire i viaggiatori.
Gli annunci di alloggi falsi non sono certo una novità, ma i ricercatori avvertono che il meccanismo di queste truffe sta cambiando. Anziché limitarsi a creare siti web falsi o profili appena registrati, i cybercriminali puntano sempre più spesso su account affidabili e reputazioni già consolidate per ingannare chi prenota.
“I viaggiatori sono ormai più abili nel riconoscere le truffe più evidenti. I criminali lo sanno e così, invece di costruire da zero una fiducia fittizia, cercano sempre più spesso di appropriarsi di quella reale”, spiega Matas Cenys, Head of Product di Saily.
Secondo i ricercatori, gli account degli host verificati di Airbnb sono diventati una delle “merci” più ricercate sui mercati del cybercrimine specializzati nel settore dei viaggi. A differenza degli account appena registrati, i profili degli host verificati possono contare su credibilità, verifiche dell’identità già superate, anni di attività sulla piattaforma e recensioni positive.
Tutto questo permette ai criminali di pubblicare annunci fraudolenti dietro identità che agli occhi dei potenziali ospiti appaiono già affidabili. Il risultato è che i viaggiatori non rischiano più soltanto di imbattersi in siti web fasulli che imitano Airbnb: possono trovarsi a trattare con annunci apparentemente pubblicati da host del tutto legittimi.
I ricercatori evidenziano come gli account host compromessi siano particolarmente appetibili perché consentono di monetizzare la fiducia su vasta scala. Basta un solo account dirottato per mettere in vendita più alloggi inesistenti, incassare le caparre dei viaggiatori e dileguarsi prima che le vittime si rendano conto della truffa.
“Dal punto di vista di chi viaggia, un annuncio pubblicato tramite un account host verificato e compromesso può apparire perfettamente autentico. Ha recensioni, uno storico di prenotazioni e tutti quei segnali che ci hanno insegnato a riconoscere come garanzia di affidabilità”, spiega Cenys.
I ricercatori hanno rilevato una crescita costante delle truffe legate ad Airbnb negli ultimi tre anni, con l’impennata più marcata negli ultimi dodici mesi. Nel complesso, il fenomeno è aumentato di trenta volte rispetto alla prima metà del 2023.

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Secondo i ricercatori, questa dinamica rispecchia una trasformazione più ampia del cybercrimine. Invece di puntare su campagne di phishing di massa e siti web fasulli, gli aggressori si concentrano sempre più sulla compromissione di account legittimi e sull’abuso delle piattaforme di cui i consumatori già si fidano.
“Le truffe più efficaci di oggi non sembrano affatto truffe. Il viaggiatore riceve quella che sembra una conferma di prenotazione, dialoga con quello che appare un host legittimo, versa una caparra per quello che sembra un alloggio reale. Tutto fila liscio, fino a quando non arriva a destinazione e scopre che l’alloggio non è mai esistito”, aggiunge Cenys.
I ricercatori consigliano di tenere ogni comunicazione all’interno della piattaforma di prenotazione, di non accettare metodi di pagamento proposti al di fuori dei canali ufficiali, di verificare sempre i recapiti dell’assistenza clienti e di diffidare degli annunci troppo convenienti nelle mete più gettonate. Anche una semplice ricerca inversa delle foto dell’alloggio, unita alla scelta di non farsi mettere fretta al momento del pagamento, può aiutare a smascherare un annuncio sospetto prima che il denaro passi di mano.
“Con una prenotazione dei viaggi sempre più digitale, la fiducia diventa una delle valute più preziose dell’intero ecosistema turistico. Il rovescio della medaglia è che diventa preziosa anche per i cybercriminali”, afferma Cenys.
Per l’analisi è stato utilizzato il dataset di NordStellar dedicato ai forum del dark web e ai canali Telegram, relativo al periodo compreso tra gennaio 2023 e maggio 2026. I dati sono stati suddivisi in blocchi semestrali su base di calendario, prendendo l’anno più lontano come punto di partenza: un approccio che permette di capire se l’impennata delle conversazioni sulle truffe da viaggio registrata nel biennio 2025-2026 rappresenti davvero una novità. Sono state ricercate le truffe descritte nell’articolo del Telegraph, insieme ad altri temi correlati emersi durante l’indagine. Per ogni argomento sono state conteggiate le menzioni in ciascun semestre e poi esaminato i post più recenti, così da verificare che riguardassero effettivamente il settore dei viaggi.
Una precisazione doverosa sui dati: alcuni canali Telegram diffondono ogni giorno decine di annunci spam generici, infarciti di termini come “hotel” o “Airbnb”. Questo tende a gonfiare i conteggi grezzi. I valori assoluti vanno quindi letti come un’indicazione di tendenza, non come una misura precisa del fenomeno