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Il caro ombrellone

analizziamo anche i fattori che incidono sui prezzi

da Roberto Serassio
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In questi giorni si fa un gran parlare dei prezzi degli stabilimenti balneari che effettivamente hanno raggiunto dei valori che molte famiglie italiane non possono più permettersi. Pagare per una settimana di noleggio di due lettini ed un ombrellone tariffe che vanno dai 150 ai 340 Euro incide parecchio sul bilancio famigliare.
Senza però saper né leggere né scrivere ho voluto andare a fondo della questione e capire quali sono i fattori che determinano dei prezzi così alti.
Ecco i costi che ogni stabilimento balneare deve sostenere e che di conseguenza vengono girati all’utenza:
• Canoni demaniali
• Sono i pagamenti per la concessione del suolo demaniale marittimo. Il canone minimo, dal 2021, è di 2.500 euro all’anno, ma può aumentare in base alla tipologia e dimensione della struttura. Esistono canoni più elevati per le aree con impianti di facile o difficile rimozione.
• Tasse ed imposte
• Tari:
• Tassa sui rifiuti, che può variare da 2.000 a 15.000 euro annui, a seconda delle dimensioni dell’area.
• IMU:
• Imposta comunale sugli immobili, anche sui manufatti amovibili come le cabine
• Imposta sul reddito (IRES)
• Imposta sui guadagni dello stabilimento.
• Tasse regionali e comunali:
• Applicate sui canoni demaniali, possono aumentare la spesa complessiva dal 30% al 100%.
• Costi di gestione:
• Personale: Stipendi dei dipendenti, inclusi bagnini, personale di sala, cuochi, ecc.
• Utenze: Consumi di luce, acqua, gas.
• Manutenzione: Ordinaria e straordinaria di strutture, attrezzature, ecc.
• Assicurazioni: Obbligatorie per coprire eventuali danni o incidenti.
• Servizio di salvataggio: Incluso il personale, le attrezzature (moscone, torretta) e il defibrillatore.
• Pulizia dell’arenile: Servizio di pulizia e smaltimento dei rifiuti, spesso a carico dello stabilimento.
• Marketing e pubblicità: Costi per promuovere l’attività.
• Allestimento spiaggia: Ombrelloni, lettini, pedane, ecc.
• Cabine/spogliatoi: Costruzione o noleggio.
• Arredi bar e ristorante: In caso di presenza di tali attività.
• Altri costi:
• Costi di apertura: Autorizzazioni, licenze, iscrizione alla Camera di Commercio, apertura partita IVA.
• Costi di manutenzione dell’arenile: Ricostruzione dune invernali, ecc.
• Profitto del gestore
• La ricarica in percentuale che determina il guadagno del gestore.
Ora, io non voglio fare i conti in tasca ai titolari degli stabilimenti balneari, ma lasciatemi dire che su queste attività ci guadagnano pure i comuni, lo stato e le regioni e anche di parecchio. Tra canoni demaniali, Tari, IMU, IRES, IVA, addizionali regionali e comunali si può ben facilmente intuire quanti soldi entrano nelle casse pubbliche. Forse, assieme ai gestori, anche questi enti dovrebbero ridurre le loro pretese, anche perché il turista ha già pagato tutti questi costi nella struttura in cui alloggia e ogni volta che fa una spesa.
Alternativa: Le spiagge libere, ma conosciamo tutti lo stato in cui vengono tenute.
Buon viaggio a tutti

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