Fare impresa

In termini di lavoro, di economia personale, di realizzazione delle ambizioni individuali, anche questo periodo dell'attuale nuovo millennio propende per la vecchia dottrina: il metodo più rapido e potente per accelerare la nostra ricchezza materiale è senza dubbio il “fare impresa”.

Tempo di lettura: 3 minuti
Fare impresa nel settore del turismo e dei camper?

Nessuno strumento d’investimento serio potrà mai dare i ritorni, in termini di sostanza e velocità di accumulo, che può dare una buona idea imprenditoriale, messa sul campo a dovere.

Se poi, quell’idea, risuona con la nostra vocazione professionale ed è portata avanti coi valori giusti; beh… tutti felici e vincenti!
“Vocazione professionale” è perfino un concetto filosofico ma facile da tradurre se riferiamo questi termini al viaggiare, al turismo, al fare impresa in questi contesti.

Il problema è però che per realizzare egregi risultati il percorso è lungo. Bisogna dotarsi di tanta energia, pazienza, competenza.
Occorre circondarsi di consulenti svegli ed efficienti. Occorre – non ultimo – passare attraverso le forche caudine del giudizio degli altri, delle costrizioni della società, dei “saggi e nefandi consigli” di chi ci è già passato (sic!). Non ultimo, dobbiamo anche rispondere ai variegati stati del nostro ego. (ah, dimenticavo: anche l’ego del nostro partner di vita pretenderà di essere calmierato).

Bisogna mettersi lì, ragionare, congetturare, immaginare, progettare. E metter cifre su tabelle, fogli, carte e leggere e produrre scartoffie.
Bisogna imparare come si fa impresa: che sono anche numeri, marketing, branding, gestione risorse umane, business modeling, planning, risorse umane, rapporti con Banche ed enti vari …

Insomma una impresa titanica. Ma creare impresa, anche se artigiana o di concetto, non è forse di per se una attività titanica?

Dare vita ad un progetto imprenditoriale è comunque un percorso bellissimo: i risultati sono il supremo Paradiso esistenziale. Se va bene.
Ma sono cose che vanno fatte con calma: bisogna darsi il tempo di sbagliare, fallire e ripartire sempre una volta in più.

Se invece ci “accontentiamo” di essere invitati ogni tanto a questo Paradiso, ti puoi accontentare di qualche spiraglio: ci sono le avventure finanziarie; investimenti nelle sempre più specializzate (spericolate) stanze della finanza, oramai cripto-finanza che -in automatico – sganciano nel conto corrente una parte degli utili distribuiti dalle company di successo. Ma questo è un altro discorso e non lo trattiamo volentieri. Preferiamo sporcarci le mani, metterci la faccia, sputare sudore e … chiudere la porta lasciando un pezzo di cervello e di passione sulla scrivania, finché non rientriamo in sede, in ufficio poche ore più tardi.

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Fare impresa tuttavia rimane un gran bel lavoro: metterci il sudore, la passione, una enorme, caparbia forza di volontà e … parecchi soldi; sempre di più di quanto ipotizzato, non dubitare!

Il compenso dell’imprenditore che natura ha? E’ più materiale o è infine un bel godimento morale? Bel dilemma.
Certo, la sensazione che si prova quando notiamo un bonifico che ci arriva per un lavoro concluso, per servizi erogati bene è discretamente goduriosa.
Ma deve soprattutto essere “formativa”. Nel senso che ci deve confermare che la remunerazione è arrivata in modo fluido poiché il processo di lavoro è stato fluido.
Che la materia prima era buona, la lavorazione altrettanto, il cliente ha trovato giovamento, si è sentito soddisfatto e ha pagato poiché il prezzo ha corrisposto alla qualità del risultato atteso.

Urka. Questo sì che è fare impresa. Godere del risultato. Piccolo o grande. Consapevoli che è una pedalata, che genera un volano che ti spinge e ti rafforza ma … caspita: è sempre in salita!

Questa roba qua ci fa capire, coi fatti, quanto desiderabile possa essere una vita imprenditoriale, rispetto a una vita dove dalla mattina alla sera scambiamo tempo per denaro. Dove la cravatta al collo è più un collare col guinzaglio che un bel drappo elegante. Dove dopo l’effimero titolo ottenuto, il benefit meritato, si percepisce odore di stantio, di noia, di perdita di motivazione.

Anche questo malessere potrebbe utilmente agire come acceleratore per il nostro cambiamento, ci farà capire che le cose belle sono fattibili, reali, tangibili e ce le meritiamo.
E che generare utili facendo impresa non è un’utopia.

Ciò detto… prosegui la lettura di questa sezione.

Troverai idee di imprese e storie di successo, ma anche storie meno edificanti, pareri non sempre “Yupiiii!!” che imperano nei blog dei guru ma non senti mai fuori dai tornelli delle banche.

Proponi – se ti va – la tua personale storia di impresa, collegata al turismo, al commercio o ai servizi turistici. Nel pubblicarla e commentarla renderai un enorme favore a chi sta meditando di entrare in questo agone, che merita la massima attenzione e velocità di azione. Oggi che finalmente si ha il coraggio di parlare di Bellezza, di Territorio, di Cultura collegandole al turismo non più “in pack” o solo luxury.

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E per far sì che la Bellezza renda denaro e produca economia, bisogna metterci anima e cuore, alzare il culo e non aspettare un treno che non arriverà mai: perché il locomotore lo guidi tu, caro imprenditore.

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